L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha avviato un’indagine conoscitiva per fare luce sul ruolo della grande distribuzione organizzata nella filiera agroalimentare, partendo da un dato che negli ultimi anni è diventato sempre più evidente: la distanza crescente tra l’andamento dell’inflazione generale e quello dei prezzi alimentari.
Secondo le elaborazioni dell’Autorità basate sui dati Istat, tra ottobre 2021 e ottobre 2025 i prezzi dei beni alimentari sono aumentati del 24,9%, quasi otto punti percentuali in più rispetto all’incremento dell’indice generale dei prezzi al consumo, fermo al 17,3%. Un divario che pesa sia sui consumatori sia sugli operatori a monte della filiera.
Se sugli scaffali dei supermercati i rincari sono ormai evidenti, a monte la situazione appare molto diversa. I produttori agricoli segnalano infatti una compressione dei margini o, nella migliore delle ipotesi, una crescita insufficiente delle proprie remunerazioni, nonostante l’aumento dei prezzi finali. Una distorsione che, secondo l’Antitrust, potrebbe essere legata al forte squilibrio di potere contrattuale tra una base produttiva frammentata e un settore distributivo sempre più concentrato.
L’Autorità richiama proprio questa asimmetria strutturale: migliaia di fornitori agricoli si confrontano con poche grandi catene della Gdo, caratterizzate da un livello di concentrazione elevato e in crescita nel tempo. Una condizione che può consentire ai distributori di imporre unilateralmente condizioni economiche e operative, trattenendo margini di guadagno ritenuti sproporzionati rispetto a quelli riconosciuti ai fornitori.
Nel provvedimento firmato dal presidente Roberto Rustichelli, l’Antitrust sottolinea come la fase di scambio tra distributori e fornitori rappresenti uno snodo decisivo della filiera, sia per la redditività delle attività produttive a monte sia per la formazione dei prezzi al consumo. È su questo passaggio che si concentrerà l’analisi, anche per verificare l’effettiva efficacia della direttiva europea sulle pratiche sleali, recepita in Italia nel 2021.
Nonostante il quadro normativo vieti comportamenti come i pagamenti in ritardo, gli annullamenti di ordini all’ultimo minuto, le vendite sottocosto e le aste al doppio ribasso, molte pratiche contestate continuano a sopravvivere, spesso formalizzate all’interno dei contratti. Dalle promozioni aggressive ai contributi di fine anno richiesti ai produttori, le modalità di trasferimento del valore restano un nodo irrisolto.
L’indagine approfondirà in particolare le richieste economiche avanzate dalle catene distributive per servizi come l’inserimento in assortimento, il posizionamento a scaffale, le attività promozionali e il lancio di nuovi prodotti, il cosiddetto trade spending. Sotto osservazione anche il crescente peso delle private label, che rafforzano ulteriormente il potere contrattuale della Gdo, configurando in alcuni casi un rapporto di concorrenza diretta con i fornitori. Proprio su questi aspetti l’Autorità ha aperto una consultazione pubblica, invitando operatori e soggetti interessati a presentare contributi e osservazioni entro il 31 gennaio 2026.
















