Integrazione Carrefour-Cora, nodo lavoro: disparità retributive e timori su cessioni e franchising

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A quasi due anni dall’integrazione degli ipermercati Cora nel gruppo Carrefour, si riaccende il fronte sindacale: la CFTC ha proclamato uno sciopero per il 1° aprile coinvolgendo migliaia di lavoratori degli ex punti vendita Cora, oggi convertiti all’insegna Carrefour. Al centro della protesta lo slogan “stesso lavoro, stessa retribuzione”, che sintetizza una vertenza ormai strutturale nella grande distribuzione francese.

L’operazione, conclusa a metà 2024 con l’acquisizione da parte di Carrefour degli ipermercati del gruppo Louis Delhaize, ha riguardato inizialmente 60 negozi. Di questi, tre sono stati successivamente ceduti su indicazione dell’Autorità della concorrenza, mentre i restanti 57 punti vendita – oggi sotto insegna Carrefour – impiegano circa 15.200 addetti.

Nonostante il rebranding e l’integrazione commerciale, i lavoratori denunciano una situazione contrattuale ancora ibrida: indossano la divisa Carrefour, ma continuano ad avere contratti e buste paga legati a Cora, che resta una filiale del gruppo. Una distinzione che, secondo il sindacato, alimenta disuguaglianze evidenti.

Il nodo principale resta quello salariale: per mansioni equivalenti, la differenza rispetto ai dipendenti storici Carrefour supera un euro all’ora. A questo si aggiunge l’assenza di un accesso pieno ai sistemi di partecipazione e di premio, con un gap significativo anche sugli incentivi variabili.

La CFTC chiede quindi una politica retributiva più equa e un allineamento delle condizioni, denunciando al contempo un peggioramento delle condizioni di lavoro nei punti vendita coinvolti. Il sindacato segnala inoltre una crescente preoccupazione per il futuro della rete: tra le ipotesi sul tavolo ci sarebbero la cessione di una decina di ex ipermercati Cora e il ricorso alla formula della locazione-gestione, una variante della franchising che potrebbe modificare ulteriormente gli equilibri occupazionali.

Dal canto suo, Carrefour ha espresso rammarico per lo sciopero, ribadendo di aver sempre privilegiato il dialogo sociale. Il gruppo sottolinea come ogni entità al proprio interno – dagli ipermercati ai supermercati fino alla rete ex Cora – mantenga uno specifico assetto giuridico e sociale, coerente con la propria storia e organizzazione, escludendo quindi un’automatica uniformità dei trattamenti.

Sul fronte economico, l’azienda richiama anche gli interventi avviati nell’ambito delle negoziazioni annuali 2026, tra cui una revisione delle griglie salariali e misure per il potere d’acquisto, come una prime una tantum di 230 euro. Una proposta giudicata però insufficiente dal sindacato, che la considera scollegata dagli sforzi richiesti ai lavoratori e lontana dai livelli di premio previsti per i dipendenti Carrefour, stimati in oltre 1.400 euro tra partecipazione e interessamento.

La mobilitazione del 1° aprile si inserisce così in una fase delicata per il gruppo, chiamato a gestire non solo l’integrazione industriale degli asset acquisiti, ma anche l’equilibrio sociale interno, in un contesto competitivo dove la leva del lavoro resta centrale per la sostenibilità del modello distributivo.

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