Istat: prezzi in aumento a dicembre, il caro materie prime pesa sull’industria food

Facebook
LinkedIn
WhatsApp
Telegram
Email
Print

Nel mese di dicembre 2025 l’inflazione italiana torna a mostrare una lieve accelerazione, con l’indice nazionale dei prezzi al consumo (NIC) che cresce dello 0,2% su novembre e dell’1,2% su base annua, secondo i dati diffusi da Istat. Un segnale di stabilità complessiva che, tuttavia, nasconde dinamiche differenziate tra i vari comparti produttivi, in particolare nel mondo dell’industria alimentare.

Nel corso dell’intero 2025 i prezzi al consumo registrano un aumento medio dell’1,5%, in accelerazione rispetto al +1,0% del 2024. All’interno di questo quadro, i prodotti alimentari tornano a esercitare una pressione significativa sull’inflazione, soprattutto nella componente non lavorata, che a dicembre accelera dal +1,1% al +2,3%.

Per le imprese dell’agroalimentare, il dato segnala una fase di rinnovata tensione sui prezzi delle materie prime fresche, dopo mesi di maggiore stabilità. Su base annua, nel 2025, i beni alimentari non lavorati crescono del 3,4%, un ritmo superiore a quello dell’inflazione generale, con effetti diretti sui costi di approvvigionamento per l’industria di trasformazione.

Più contenuta, ma comunque rilevante, la dinamica dei prezzi dei beni alimentari complessivi, della cura della casa e della persona, che a dicembre accelerano dall’1,5% all’1,9%. Un andamento che coinvolge in modo diretto anche i grandi gruppi alimentari e i produttori di largo consumo, chiamati a bilanciare l’aumento dei costi con la tenuta della domanda.

L’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, resta stabile a +1,7% nel mese e si attesta al +1,9% nella media del 2025, segnalando che le pressioni più marcate arrivano soprattutto dalle componenti primarie della filiera alimentare.

A sostenere l’aumento congiunturale di dicembre contribuisce anche la crescita dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto, che salgono dal +2,0% al +2,2%, una categoria nella quale rientrano numerosi beni alimentari di uso quotidiano. Un elemento che incide direttamente sul carrello della spesa e sulle strategie promozionali della distribuzione.

Nel complesso, il quadro che emerge per l’industria alimentare è quello di un 2025 caratterizzato da un’inflazione moderata ma strutturalmente più sostenuta rispetto all’anno precedente, con le materie prime agricole tra i principali fattori di pressione. Una dinamica che potrebbe riflettersi anche nel 2026 sulle politiche di prezzo, sugli investimenti e sulle scelte di posizionamento dei brand lungo la filiera.

Facebook
Twitter
LinkedIn
Pinterest
Pocket
WhatsApp
Non perdere niente! Iscriviti alla nostra newsletter.

Lascia un commento