L’agroalimentare traina l’export italiano a dicembre mentre calano i prezzi all’import

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A dicembre 2025 il commercio estero italiano chiude con un segnale moderatamente positivo anche per il sistema agroalimentare, inserendosi in un contesto di crescita contenuta degli scambi complessivi e di progressiva riduzione dei prezzi all’import, fattori che incidono direttamente sugli equilibri della filiera food & grocery. Secondo i dati pubblicati da Istat, su base congiunturale le esportazioni totali aumentano dello 0,3% e le importazioni dello 0,1%, con un contributo positivo dell’area extra Ue (+1,9%) che riesce a compensare la contrazione verso i partner Ue (-1,1%), delineando una geografia commerciale sempre più orientata alla diversificazione dei mercati di sbocco.

Nel quarto trimestre dell’anno, tuttavia, l’export arretra dell’1,4% rispetto al periodo precedente, segnalando un rallentamento ciclico che interessa l’insieme dei comparti manifatturieri e che, pur non invertendo il trend annuo positivo, impone cautela anche agli operatori dell’agroalimentare. Su base tendenziale dicembre segna invece un +4,9% in valore e +3,6% in volume per le esportazioni complessive, confermando una dinamica ancora espansiva e sostenuta dalla domanda estera, che continua a rappresentare un pilastro per molte filiere del made in Italy.

In questo quadro, i prodotti alimentari, bevande e tabacco chiudono l’intero 2025 con un incremento del 4,3% in valore rispetto al 2024, contribuendo in modo significativo alla crescita complessiva dell’export nazionale (+3,3%) e consolidando il ruolo strategico del comparto nel bilancio commerciale del Paese. Il food italiano si conferma dunque tra i driver strutturali dell’avanzo non energetico, grazie a un posizionamento competitivo che combina qualità, riconoscibilità e presidio dei canali distributivi internazionali, in particolare nella grande distribuzione europea.

Tra i partner più dinamici figurano Svizzera (+41,7%), Paesi ASEAN (+48,0%), Polonia (+18,9%), Francia (+5,4%) e Spagna (+8,4%), mercati che rappresentano sbocchi chiave anche per l’agroalimentare e che evidenziano un mix di prossimità geografica e nuove opportunità nei Paesi emergenti. Flettono invece le esportazioni verso Regno Unito (-8,7%), Paesi Bassi (-9,7%) e Belgio (-8,9%), mercati maturi e altamente competitivi nei quali la pressione promozionale della Gdo e la sensibilità al prezzo incidono maggiormente sulle performance.

Sul fronte delle importazioni, il mese di dicembre registra una crescita del 3,4% in valore e del 7,7% in volume su base annua, con un incremento concentrato soprattutto negli acquisti dai Paesi Ue (+7,1%) a fronte di una riduzione da quelli extra Ue (-1,1%). Tra i comparti che spiegano la dinamica dell’import figurano, oltre alla farmaceutica e ai metalli, anche agricoltura e prodotti alimentari, con effetti diretti sulla disponibilità di materie prime e ingredienti per l’industria di trasformazione italiana.

Per il sistema food & grocery ciò significa maggiore integrazione delle filiere europee e una crescente interdipendenza nelle catene di fornitura, elemento che impatta tanto sui costi quanto sulla gestione delle scorte e dei contratti di acquisto. Il saldo commerciale di dicembre si attesta a +6.037 milioni di euro, in miglioramento rispetto ai +5.147 milioni di un anno prima, mentre nell’intero 2025 il surplus raggiunge +50.746 milioni, sostenuto in larga parte dagli scambi con i Paesi extra Ue.

Determinante è la riduzione del deficit energetico, che scende a -46.939 milioni nell’anno, alleggerendo la pressione sui costi di sistema e contribuendo indirettamente a stabilizzare anche la struttura dei costi delle imprese alimentari.

L’avanzo dei prodotti non energetici resta elevato (+97.685 milioni), pur risultando leggermente inferiore al 2024, a conferma di una fase di normalizzazione dopo le forti turbolenze degli anni precedenti. Particolarmente rilevante per l’industria alimentare è l’andamento dei prezzi all’import, che a dicembre 2025 diminuiscono dello 0,1% su base mensile e del 3,1% su base annua, mentre nella media dell’intero anno flettono dell’1,7%.

La discesa è trainata soprattutto dalla componente energetica, ma anche al netto dell’energia si registra una riduzione (-0,6%) che rappresenta un segnale di raffreddamento delle tensioni inflattive sulle materie prime. Per le imprese della trasformazione e per la distribuzione moderna ciò si traduce in un parziale allentamento della pressione sui margini, dopo una fase prolungata di rialzi dei costi che aveva compresso la redditività lungo tutta la filiera.

In un contesto di consumi interni ancora prudenti e di forte attenzione al prezzo da parte delle famiglie, la combinazione tra export in crescita e costi di importazione in calo offre al comparto alimentare una finestra di maggiore stabilità. La sfida per il 2026 sarà consolidare il posizionamento internazionale del food italiano, rafforzando la presenza nei mercati extra Ue e mantenendo al contempo equilibrio tra competitività di prezzo, qualità dell’offerta e sostenibilità delle filiere. Nel complesso, il commercio estero 2025 restituisce al comparto agroalimentare un quadro di moderata ma solida espansione, con un contributo significativo alla bilancia commerciale nazionale e segnali incoraggianti sul fronte dei costi di approvvigionamento.

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