Nel 2025 il consumatore spagnolo si è mostrato più pessimista e ancora condizionato dalla persistenza dell’inflazione, orientando le proprie scelte di acquisto nel largo consumo verso formule distributive percepite come più convenienti e prevedibili sul fronte dei prezzi.
Secondo i dati diffusi da Worldpanel by Numerator, le insegne a assortimento corto, caratterizzate da gamme più snelle e da una forte incidenza della marca del distributore, hanno raggiunto una quota del 38,9%, in crescita di 1,4 punti percentuali rispetto al 2024, risultando tra i pochi canali in effettiva espansione.
Anche le catene regionali registrano un progresso, seppur più contenuto (+0,4%), mentre gli altri formati arretrano in termini di market share, in un contesto nel quale la razionalizzazione della spesa resta la priorità per molte famiglie.
Come ha evidenziato Bernardo Rodilla, retail client director della società di consulenza, l’inflazione ha spinto i consumatori a ricalibrare la composizione del carrello, favorendo la crescita della marca del distributore, che oggi rappresenta il 43% del totale.
La MDD è responsabile della quasi totalità dell’incremento registrato nel canale a assortimento corto, che da solo contribuisce al 90% della crescita complessiva di questa tipologia di prodotti, consolidando un modello fondato su prezzo, rotazione e semplicità espositiva.
Oltre alla maggiore frequenza di visita in questi punti vendita, si osserva anche un ampliamento dello scontrino medio, con carrelli più grandi e strutturati, un comportamento in passato più tipico dell’ipermercato.
Proprio quest’ultimo formato continua invece a perdere terreno: le vendite calano dello 0,8% e la quota scende al 10,5%, segnale di una difficoltà strutturale nel competere su convenienza e percezione di valore.
Le dinamiche di canale trovano riscontro diretto nelle performance dei singoli operatori. Mercadona consolida la leadership con una quota del 27% (+0,6%) e una penetrazione che raggiunge il 93,2% degli acquirenti.
Nel segmento discount crescono anche Lidl, terzo operatore con il 6,9% di quota (+0,5%) e il 68,5% di clienti, e Aldi, che sale al 2% (+0,2%) ampliando la base acquirenti al 41,2%.
Sul fronte opposto, Carrefour registra una contrazione della quota dello 0,7% e una flessione dell’1,8% nel numero di clienti, mentre Alcampo perde lo 0,2% di quota e l’1,4% di clientela, risentendo della debolezza del formato ipermercato.
Le catene regionali, pur beneficiando di un vantaggio competitivo nei freschi, non riescono a compensare la perdita nel comparto del prodotto confezionato, più esposto alla pressione promozionale e al confronto diretto con la MDD.
Fa eccezione Consum, che con una quota del 10% e il 57% di acquirenti si conferma secondo operatore nell’arco mediterraneo, grazie a un equilibrio tra marca privata e industriale e a un programma fedeltà utilizzato dal 65% dei propri clienti.
L’inflazione ha inoltre rafforzato la tendenza al consumo domestico: a fronte di una crescita complessiva del 2,9% del mercato del largo consumo nel 2025, la spesa destinata ai consumi in casa aumenta dello 0,6%, risultando l’unica voce in espansione rispetto a carburanti, abbigliamento e profumeria.
Parallelamente, la maggiore attenzione al budget ha incentivato comportamenti di shopping più frammentati e comparativi: il 32,8% dei carrelli viene realizzato su più insegne e ogni consumatore ha visitato in media 6,1 punti vendita nel corso dell’anno, in aumento di 0,4 rispetto al 2024.
Il quadro che emerge è quello di un mercato polarizzato, nel quale convenienza, marca del distributore e prossimità assumono un ruolo sempre più centrale nelle strategie competitive, mentre i formati tradizionali sono chiamati a ripensare profondamente proposta di valore, pricing e struttura assortimentale per intercettare un consumatore più prudente e selettivo.



















