Mercato lattiero-caseario sotto pressione con surplus produttivo, scorte elevate e prezzi in affanno

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Il mercato lattiero-caseario si è affacciato al 2026 in una fase di marcata debolezza, determinata principalmente da un eccesso di offerta che interessa sia il Regno Unito sia il contesto internazionale, con volumi di latte ben superiori alla capacità di assorbimento della domanda e una conseguente pressione al ribasso sui prezzi lungo l’intera filiera.

Nel Regno Unito, la produzione ha registrato un’accelerazione significativa nella seconda parte del 2025, con consegne di ottobre cresciute di quasi il 7% su base annua e volumi che si sono mantenuti superiori del 3–5% fino all’inizio di gennaio, generando un rapido trasferimento dell’eccesso di latte sui mercati all’ingrosso e un indebolimento generalizzato delle quotazioni.

Nel solo mese di dicembre, la panna sfusa ha perso circa un quarto del proprio valore, il burro ha subito forti ribassi e il latte scremato in polvere ha proseguito la sua traiettoria discendente, mentre i trasformatori si sono trovati in difficoltà nel processare tutti i volumi disponibili e, al tempo stesso, ad accumulare scorte eccedenti rispetto alla domanda effettiva del mercato.

In questo contesto, la pressione si è inevitabilmente riversata sui prezzi alla stalla, con numerosi acquirenti che hanno annunciato tagli tra la fine del 2025 e il primo trimestre del 2026, lasciando prevedere margini compressi per gli allevatori almeno fino all’autunno, in assenza di un riequilibrio significativo tra domanda e offerta.

Alla base della tenuta produttiva vi sono rapporti latte/mangimi ai massimi degli ultimi vent’anni, che hanno fornito un forte incentivo economico a mantenere elevati i livelli di produzione, a cui si aggiungono rese record in termini di grasso e proteine, fattori che amplificano ulteriormente l’offerta di prodotto trasformabile per ogni litro di latte conferito.

Le previsioni sulla produzione britannica sono state riviste più volte al rialzo e l’annata 2025/26 è ora considerata potenzialmente record, un elemento che contribuisce a rafforzare la percezione di un mercato strutturalmente sbilanciato nel breve periodo.

Il quadro globale non offre segnali di sostegno, dal momento che, dopo le carenze registrate in alcune aree dell’Unione Europea a causa della blue tongue, la normalizzazione sanitaria ha favorito una seconda fase di crescita produttiva in Paesi come Paesi Bassi, Francia e Germania, riportando rapidamente sul mercato volumi rilevanti di latte.

Secondo Rabobank, le principali regioni esportatrici mondiali hanno chiuso il 2025 con una crescita produttiva superiore al 2% e hanno continuato ad aumentare i volumi anche nei primi mesi del 2026, confermando un contesto di offerta globale abbondante rispetto alla dinamica della domanda.

Negli Stati Uniti, l’espansione è stata sostenuta dall’incremento di circa 250.000 capi e dalla messa in funzione di nuova capacità di trasformazione casearia, che consente di produrre grandi volumi di formaggi e ingredienti a costi medi inferiori rispetto a quelli europei, aumentando la pressione competitiva sui mercati internazionali.

In Europa, l’accumulo di stock di burro e polveri, unito a un rallentamento delle esportazioni, ha contribuito a un indebolimento delle quotazioni delle commodity lattiero-casearie, che secondo molti analisti resteranno sotto pressione fino a quando le scorte non saranno progressivamente riassorbite e la domanda non mostrerà segnali più robusti di ripresa.

Guardando al 2026, il consenso di mercato indica una prima metà dell’anno ancora complessa, con volumi elevati in vista della spring flush e margini ridotti per i trasformatori, rendendo improbabile un recupero rapido dei prezzi alla stalla, mentre una possibile stabilizzazione potrebbe emergere solo nella seconda parte dell’anno qualora la produzione globale rallentasse, le scorte iniziassero a ridursi e l’offerta britannica mostrasse segnali di normalizzazione.

Per i produttori del Regno Unito, il quadro attuale conferma una forte correlazione tra prezzi alla stalla e mercati delle commodity, con performance relativamente migliori per i contratti indicizzati e per il segmento biologico, mentre per la maggior parte degli allevatori convenzionali lo scenario più realistico resta quello di prezzi più bassi nella prima metà del 2026, seguiti da una graduale stabilizzazione e da un possibile, ma contenuto, recupero nella seconda parte dell’anno.

In questo contesto, la capacità di difendere la redditività passa soprattutto dalla gestione attiva dei contratti di conferimento, dal dialogo costante con i trasformatori e dalla verifica delle condizioni commerciali applicate, strumenti che, pur non eliminando la volatilità strutturale del settore, possono contribuire a rafforzare la posizione degli operatori in attesa di un riequilibrio del mercato.

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