Negli Usa è boom dei surgelati: mercato a 87 miliardi di dollari e +45% sul 2019

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Sempre più surgelati nel carrello degli italiani

Nel pieno di una fase di trasformazione dei consumi alimentari statunitensi, il comparto del surgelato consolida una crescita che va ben oltre l’effetto-pandemia e si afferma come uno dei motori più dinamici del grocery. Secondo l’ultimo report “Power of Frozen in Retail”, diffuso dall’American Frozen Food Institute e da FMI – The Food Industry Association, le vendite di alimenti surgelati negli Stati Uniti hanno raggiunto gli 87 miliardi di dollari nelle 52 settimane concluse a settembre 2025, segnando un balzo superiore al 45% rispetto al 2019.

Un risultato che riflette sia l’impatto dell’inflazione sia una crescita effettiva dei volumi, a conferma di un cambiamento strutturale nelle abitudini di acquisto. Alcune categorie hanno registrato performance particolarmente brillanti: le carni e il pollame lavorati surgelati hanno più che raddoppiato il giro d’affari, arrivando a 8 miliardi di dollari, mentre gli snack frozen sono cresciuti di quasi il 70%, toccando i 4,4 miliardi.

Alla base di questa espansione vi è un contesto economico che ha spinto molte famiglie a privilegiare soluzioni orientate al risparmio, come la cucina domestica, la pianificazione dei pasti e la riduzione degli sprechi alimentari. Il surgelato risponde a tutte queste esigenze, offrendo lunga conservazione, controllo delle porzioni e minore deperibilità rispetto al fresco.

Lo studio, condotto nell’ottobre 2025 su un campione di 1.560 consumatori abituali di surgelati, evidenzia inoltre un’integrazione sempre più stretta tra frozen e fresh: oltre tre quarti degli intervistati dichiarano di combinare ingredienti freschi e surgelati nello stesso pasto, superando la tradizionale contrapposizione tra le due categorie.

Le prospettive restano positive: quasi un terzo dei partecipanti prevede di aumentare gli acquisti di prodotti surgelati nei prossimi dodici mesi, mentre il 40% si dice molto interessato a referenze realizzate con ingredienti “reali”, minimamente processati, ad alto contenuto proteico e privi di componenti artificiali. Cresce anche la percezione qualitativa: il 15% ritiene che il surgelato sia superiore al fresco, in aumento di tre punti percentuali.

Dal punto di vista distributivo, emergono segnali di profonda ridefinizione degli equilibri competitivi. I supermercati tradizionali hanno perso quota nel segmento frozen a favore di club store e mass retailer, che oggi intercettano complessivamente la stessa quota di spesa dei grocery classici. Le vendite dei mass retailer sono salite di oltre un quarto rispetto al 2019, mentre i club retailer hanno segnato un +14%; al contrario, i supermercati tradizionali hanno registrato un calo vicino al 40% nel periodo considerato.

Anche il canale digitale rafforza il proprio ruolo: quasi il 90% degli shopper online ha acquistato surgelati tramite piattaforme digitali negli ultimi sei mesi, con la consegna a domicilio in crescita e il ritiro in negozio in flessione.

Per i retailer, il messaggio è chiaro: investire in layout, segnaletica e merchandising tematico può sostenere ulteriormente le vendite, così come integrare fisicamente frozen e fresh attraverso espositori co-locati o a doppia temperatura e comunicare visivamente concetti come “freschezza surgelata” e “dal campo al freezer”.

Resta tuttavia un nodo operativo: la continuità dell’assortimento. Oltre un quarto dei consumatori denuncia un’elevata incoerenza nella disponibilità dei prodotti, mentre quasi uno su cinque fatica a trovare ciò che cerca. In un mercato da 87 miliardi di dollari e in crescita strutturale, l’efficienza gestionale del reparto surgelati diventa dunque una leva strategica decisiva per consolidare margini e fidelizzazione.

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