L’inflazione dei prezzi alimentari domestici negli Stati Uniti rallenta e torna sotto la soglia del 2%, ma il quadro resta disomogeneo tra categorie, con forti tensioni sui prodotti freschi e una dinamica generale influenzata dal caro energia. Secondo i dati del Consumer Price Index diffusi dal U.S. Bureau of Labor Statistics, a marzo i prezzi “food at home” sono cresciuti dell’1,9% su base annua, in netto calo rispetto al +2,4% registrato nel mese precedente e primo dato sotto il 2% da novembre 2025.
Il rallentamento dell’inflazione grocery si inserisce tuttavia in un contesto di inflazione complessiva in accelerazione, salita al 3,3%, trainata soprattutto dall’energia: i prezzi della benzina hanno registrato un balzo superiore al 21% nel mese, contribuendo per circa tre quarti all’aumento generale dei prezzi. Nel dettaglio, emergono forti differenze tra le diverse categorie alimentari, con i prodotti freschi e alcune commodity agricole ancora sotto pressione: i prezzi di manzo e vitello sono aumentati di oltre il 12% su base annua, mentre le bistecche crude hanno superato il +15%, confermando una fase inflattiva persistente per la carne bovina.
Più contenuta la dinamica dei prezzi del suino, in crescita inferiore all’1%, segnale di un mercato più equilibrato rispetto ad altre proteine animali. Sul fronte ortofrutticolo, i rincari risultano particolarmente marcati: la lattuga segna un incremento vicino al 14%, mentre i pomodori superano il +22%, evidenziando una volatilità elevata legata a fattori stagionali e di offerta.
Anche il caffè continua a registrare aumenti sostenuti, con prezzi in crescita di quasi il 20% e punte intorno al 25% per il segmento del solubile, riflettendo tensioni lungo la filiera internazionale.
Accanto a queste dinamiche rialziste, alcune categorie mostrano invece segnali di raffreddamento o vera e propria deflazione: il latte fresco intero cala di circa il 3%, i formaggi e derivati scendono di poco meno del 2%, mentre le patate registrano una flessione del 4,4%. Particolarmente rilevante il crollo dei prezzi delle uova, in diminuzione di circa il 45% su base annua, il calo più marcato tra tutte le categorie monitorate, dopo i picchi raggiunti nei mesi precedenti. Nel complesso, il dato di marzo evidenzia un rallentamento dell’inflazione alimentare al consumo, ma anche una crescente polarizzazione tra comparti, con freschi e commodity ancora esposti a forti oscillazioni. Per la distribuzione moderna e gli operatori della filiera alimentare, il contesto resta quindi complesso: da un lato il raffreddamento dell’inflazione può sostenere i volumi, dall’altro la volatilità dei costi — in particolare energetici — continua a rappresentare un fattore di rischio per margini e strategie di pricing.



















