L’inflazione alimentare nel Regno Unito torna al centro delle preoccupazioni dell’industria, con stime aggiornate che indicano un possibile balzo fino al 9-10% entro la fine dell’anno. A rivedere al rialzo le previsioni è la Food and Drink Federation (FDF), che appena a settembre indicava un incremento limitato a poco più del 3% per food e bevande analcoliche. Alla base della revisione c’è il protrarsi delle tensioni in Medio Oriente e, in particolare, la chiusura dello Stretto di Hormuz, snodo chiave per il traffico energetico globale. Il blocco ha avuto effetti immediati su petrolio, gas e fertilizzanti, con ripercussioni a cascata lungo tutta la filiera agroalimentare.
Secondo la FDF, lo scenario ipotizza una riapertura dello stretto nel giro di due o tre settimane e un ritorno alla normalità per gli impianti energetici entro un anno. Tuttavia, anche in questo quadro relativamente ottimistico, l’impatto sui costi resta significativo e destinato a riflettersi sui prezzi al consumo. Le imprese del settore stanno già affrontando un aumento diretto e immediato dei costi di produzione. Le aziende di dimensioni medio-grandi riescono in parte ad attutire i rincari energetici grazie a contratti di fornitura più lunghi, ma si preparano comunque a forti rialzi al momento dei rinnovi. Ancora più esposte risultano le piccole imprese, che stanno registrando picchi di costo già nelle fasi iniziali della crisi.
Oltre all’energia, crescono anche i costi di trasporto e packaging, mentre si moltiplicano le criticità logistiche. Le esportazioni verso il Medio Oriente hanno subito rallentamenti o sospensioni, con impatti su categorie come cereali, cioccolato, formaggi e biscotti. Le tensioni si riflettono anche sull’agricoltura: il prezzo del gasolio agricolo (red diesel) è aumentato fino all’80% dall’inizio del conflitto, mentre in alcune aree del Paese si registrano problemi di approvvigionamento.
“La portata dello shock geopolitico è già evidente”, ha spiegato Liliana Danila, chief economist della FDF, sottolineando come il comparto, altamente energivoro, stia affrontando simultaneamente pressioni su energia, logistica e materie prime. In questo contesto, nonostante gli sforzi delle aziende per contenere i listini, un aumento dei prezzi appare ormai inevitabile nei prossimi mesi.
Segnali concreti arrivano anche dall’industria: Princes Group ha annunciato l’intenzione di valutare aumenti di prezzo per compensare i maggiori costi lungo la supply chain, in particolare per carburanti e trasporti. Il quadro che emerge è quello di una nuova ondata inflattiva trainata da fattori geopolitici, che rischia di frenare la ripresa dei consumi e comprimere ulteriormente i margini delle imprese del food & beverage britannico.



















