Olio d’oliva, Pantaleo: “Servono filiere più flessibili per affrontare la nuova volatilità del mercato”

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Nel mercato dell’olio d’oliva parlare di ritorno alla normalità rischia di essere una lettura ormai superata. Secondo Amalia Menna Pantaleo, amministratrice delegata di Nicola Pantaleo Spa, il settore deve invece prendere atto di una nuova condizione strutturale caratterizzata da forte volatilità.

Intervenendo alla digital round table dedicata all’olio organizzata da PR Italia Edizioni, Pantaleo ha evidenziato come i cambiamenti climatici stiano modificando profondamente il contesto produttivo e commerciale del comparto. “Pensare a un ritorno a quello che accadeva negli anni passati è una speranza piuttosto irrealistica”, ha spiegato. “Stiamo vivendo in un’era di volatilità strutturale, determinata soprattutto dai cambiamenti climatici. Le anomalie meteorologiche non sono più un’eccezione ma stanno diventando il nuovo contesto in cui dobbiamo operare”.

In questo scenario il 2026 non si prospetta come un’annata di emergenza paragonabile alle ultime due campagne olearie, ma rappresenterà piuttosto una fase di assestamento. “Sarà un anno di ricerca di un nuovo equilibrio di mercato”, ha osservato l’AD dell’azienda pugliese. Per affrontare questa instabilità crescente, le imprese della filiera sono chiamate a ripensare anche le proprie strategie di approvvigionamento. Nicola Pantaleo Spa, ha spiegato la manager, sta puntando su modelli più flessibili e su relazioni di lungo periodo con i produttori.

“Non ci aspettiamo un ritorno al passato, ma cerchiamo di dotarci di modelli di approvvigionamento flessibili e di costruire relazioni stabili con i produttori. Questo ci permette di ammortizzare gli shock e di garantire sempre un prodotto senza compromessi sul piano della qualità”. Le ultime campagne olearie hanno mostrato con chiarezza quanto il mercato possa essere condizionato dalle condizioni climatiche. Prezzi elevati, disponibilità limitata e forte imprevedibilità hanno caratterizzato il settore negli ultimi due anni.

Anche l’attuale campagna ha mostrato dinamiche complesse. Dopo un periodo iniziale con prezzi sostenuti e aspettative positive sulla produzione, le condizioni meteorologiche hanno cambiato lo scenario. “Ci aspettavamo un calo dei prezzi più incisivo, ma non è avvenuto”, ha spiegato Pantaleo. “Alle prime piogge di marzo non sono seguite ulteriori precipitazioni e la pioggia è arrivata proprio nel momento della raccolta”.

Una situazione che ha avuto effetti diretti sulla qualità e sui quantitativi disponibili. “L’olio è un frutto e se non viene raccolto nel momento giusto perde parte delle sue caratteristiche. Le piogge hanno causato ritardi nella raccolta e un calo qualitativo. Questo rende più difficile prevedere come si posizionerà la materia prima sul mercato”.

Anche sul fronte degli investimenti le aziende hanno dovuto confrontarsi con previsioni che non sempre si sono poi concretizzate. In una prima fase della campagna, la fiducia nelle prospettive produttive aveva spinto molti operatori a programmare acquisti e strategie sulla base di quotazioni attese che però non si sono materializzate. “Abbiamo vissuto mesi con prezzi sostenuti ma con fiducia nella nuova campagna. Questo ha portato anche noi imprenditori a investire ragionando su prezzi che poi in realtà non si sono verificati. Le piogge di dicembre hanno cambiato lo scenario, con quantitativi inferiori alle aspettative”.

In un mercato così instabile, secondo Pantaleo, la qualità resta il principale fattore di stabilità per le aziende e per il posizionamento dei marchi. “La qualità deve essere il vero volano della stabilità sul mercato”, ha sottolineato. “Non si tratta di portare il prezzo alla qualità, ma di portare la qualità al prezzo”.

Una sfida che riguarda tutta la filiera dell’olio extravergine, caratterizzata da una grande varietà di prodotti e segmentazioni di mercato. In questo contesto diventa fondamentale differenziare l’offerta e costruire un rapporto di fiducia con il consumatore.

“L’ottimismo resta fondamentale”, ha concluso Pantaleo. “È la condizione che deve accomunare tutta la filiera per continuare a investire e affrontare le trasformazioni del settore”.

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