Il 2025 segna il primo esercizio completo come società indipendente per The Magnum Ice Cream Company, nata dalla separazione da Unilever e quotata ad Amsterdam, Londra e New York lo scorso dicembre. Una “prima” da società standalone che, pur mostrando solidità operativa, ha deluso il mercato sul fronte della redditività e della generazione di cassa.
Il gruppo ha chiuso l’esercizio con ricavi pari a 7,9 miliardi di euro, stabili rispetto al 2024, ma con una crescita organica del 4,2%, superiore al ritmo del mercato globale del gelato. Il progresso è stato sostenuto da un incremento dei volumi dell’1,5% e da un effetto prezzo del 2,6%, mentre l’impatto negativo dei cambi (-4,3%) ha portato la crescita riportata a -0,5%.
A pesare è stata però la redditività. L’utile netto è sceso del 48,4% a 307 milioni di euro (595 milioni nel 2024), riflettendo maggiori costi di separazione e ristrutturazione, nuovi oneri finanziari e l’impatto dei contratti di servizi transitori (TSA) con Unilever. L’utile operativo si è attestato a 599 milioni (764 milioni nel 2024).
L’Adjusted EBITDA è diminuito a 1,255 miliardi, con un margine del 15,9% contro il 16,9% dell’anno precedente. Il calo di 100 punti base è attribuibile per metà all’effetto cambi e per metà ai maggiori costi cash legati ai TSA nella seconda parte dell’anno. Anche l’Adjusted EBIT margin si è ridotto all’11,6%.
Particolarmente rilevante il crollo del free cash flow, sceso da 803 milioni a 38 milioni di euro, a causa di esborsi straordinari legati alla demerger (564 milioni), interessi sul nuovo debito, implementazione del modello operativo provvisorio e incremento degli investimenti in capacità produttiva e flotta freezer.
Il mercato ha reagito in modo netto: il titolo ha perso circa il 13,9% in mattinata, con sospensione temporanea dalle contrattazioni, segnando la più brusca flessione dalla quotazione. Dopo un rialzo di circa il 30% nelle settimane successive allo spin-off, gli investitori hanno rivisto le aspettative alla luce di margini inferiori alle attese e di una generazione di cassa ancora debole.
Sul piano commerciale, tutte le regioni hanno contribuito alla crescita organica: Europa & ANZ +3,3%, Americas +0,8%, AMEA +10,9%. I quattro brand globali – Magnum, Ben & Jerry’s, Cornetto e Heartbrand – restano il motore del business, con 150 nuovi lanci nel corso dell’anno.
Il programma di produttività, parte di un piano da 500 milioni di euro, ha generato 180 milioni di risparmi nel 2025, contribuendo a compensare un’inflazione di commodity e supply chain pari a 380 punti base.
Nel contesto di nuovi trend di consumo, inclusa la diffusione dei farmaci GLP-1 per la perdita di peso e le campagne salutistiche negli Stati Uniti, la società ha comunque confermato la guidance 2026: crescita organica tra il 3% e il 5% e miglioramento del margine EBITDA underlying tra 40 e 60 punti base, con progressi più evidenti nella seconda metà dell’anno.
A rafforzare la struttura finanziaria, il gruppo ha collocato con successo un’emissione obbligazionaria inaugurale da 3 miliardi di euro, significativamente oversubscribed, assicurandosi risorse di lungo termine per sostenere la fase post-scissione. Il 2025 si chiude dunque con fondamentali operativi solidi ma con una struttura economico-finanziaria ancora in fase di assestamento, in un equilibrio delicato tra crescita, investimenti e recupero dei margini.



















