Il primo semestre dell’esercizio 2025/26 di Pernod Ricard si è chiuso in un contesto definito dal management come “contrastato”, segnato da volatilità macroeconomica, pressioni sui consumi premium e aggiustamenti di scorte in mercati chiave, con un calo organico delle vendite del 5,9% che diventa -14,9% su base reported, mentre il risultato operativo ricorrente (PRO) registra una flessione organica del 7,5% (-18,7% reported), confermando come l’anno in corso rappresenti una fase di transizione piuttosto che un cambio strutturale di traiettoria.
Le vendite si attestano a 5,253 miliardi di euro, penalizzate da un impatto cambi negativo di 356 milioni – legato soprattutto a dollaro statunitense, rupia indiana e lira turca – e da un effetto perimetro negativo di 217 milioni connesso a dismissioni di brand, in un quadro che, al netto di Stati Uniti e Cina, appare significativamente più stabile e caratterizzato da crescita in numerosi mercati trasversali alle diverse regioni.
Nelle Americhe il calo del 12%, con gli USA a -15%, riflette condizioni ancora deboli nel mercato spirits e un impatto temporaneo derivante da aggiustamenti di inventario che influenzeranno l’intero esercizio, anche se il gap di sell-out rispetto al mercato continua a ridursi e marchi come Jameson, Kahlúa e The Glenlivet mostrano una performance superiore al contesto competitivo, mentre Canada evidenzia una crescita solida sostenuta dagli RTD e da Absolut, e Brasile e Messico scontano rispettivamente la crisi metanolo e un quadro macroeconomico incerto.
In Asia-RoW il calo del 4% sintetizza dinamiche molto differenziate, con l’India in crescita del 4% (+8% escluso Imperial Blue) grazie a una domanda robusta, a una continua premiumizzazione e al successo dei brand internazionali come Jameson, Ballantine’s e Absolut, oltre al lancio della gamma premium locale Xclamat!on, mentre la Cina segna -28% per effetto di un contesto regolatorio più restrittivo sull’on-trade di fascia alta, di una fiducia dei consumatori debole e di comparativi sfavorevoli legati al Capodanno Lunare, pur con segnali positivi sui marchi premium internazionali.
Performance incoraggianti emergono in Turchia, Sudafrica e Giappone – dove Perrier-Jouët cresce in doppia cifra – e in Australia, che mostra resilienza grazie alla buona dinamica degli RTD e di Jameson, mentre in Corea del Sud il ritmo di contrazione si attenua progressivamente.
In Europa il calo contenuto al 3% riflette una contrazione moderata dei mercati, con Regno Unito resiliente in un quadro di graduale stabilizzazione, Polonia in crescita anche per effetto dell’anticipo degli acquisti prima degli aumenti delle accise, e Francia, Germania e Spagna penalizzate da debolezza della domanda e da effetti di phasing.
Il Global Travel Retail chiude a -3%, ma il secondo trimestre mostra un rimbalzo grazie alla ripresa delle vendite Martell nel duty free cinese e a una buona dinamica del sell-out in Europa e nelle Americhe, con particolare vivacità nel canale crocieristico.
Sul fronte brand, le Strategic International Brands calano del 7% per effetto soprattutto della Cina, con Martell in forte contrazione ma in crescita in mercati come Sudafrica e Nigeria, Jameson in flessione negli USA ma con miglioramento del sell-out e buone performance in India e Germania, e Absolut in forte crescita in India, Cina, Turchia e Canada, mentre gli RTD avanzano del 12% grazie a un momentum diffuso su tutto il portafoglio.
Dal punto di vista reddituale, il Gross Margin registra un calo organico di 216 punti base per effetto combinato di mix prezzo meno favorevole, incremento dei dazi su USA e Cina e inflazione sui liquidi invecchiati, ma il gruppo riesce a contenere la contrazione dell’Operating Margin a -55 bps su base organica (30,7% reported) grazie a una riduzione dei costi di struttura del 10% e all’implementazione accelerata del modello organizzativo “Fit for Future”, parte integrante del piano di efficienze operative da 1 miliardo di euro previsto tra FY26 e FY29, di cui un terzo sarà conseguito già nell’esercizio in corso.
La generazione di cassa rappresenta uno dei punti di forza del semestre, con un Free Cash Flow in crescita del 9,5% a 482 milioni di euro, sostenuto dalla normalizzazione degli investimenti strategici e da una gestione disciplinata del capitale circolante, che consente un miglioramento della cash conversion, mentre l’indebitamento netto si riduce di circa 900 milioni su base annua a 11,168 miliardi, con costo medio del debito in calo al 3,2%.
L’utile netto di gruppo si attesta a 975 milioni (-18%), con un EPS di 4,04 euro (-20%), penalizzato dal calo del risultato operativo ricorrente e dall’effetto cambi, in un semestre che incorpora anche oneri non ricorrenti legati a ristrutturazioni e dismissioni.
Per l’intero FY26 il management conferma l’aspettativa di un anno di transizione con miglioramento progressivo delle vendite organiche nella seconda metà, mantenendo un rapporto A&P intorno al 16% delle vendite per sostenere la desiderabilità dei brand, difendendo il margine operativo attraverso disciplina sui costi e piena esecuzione del piano di efficienze, e puntando a una cash conversion pari o superiore all’80%.
Nel medio termine, tra FY27 e FY29, Pernod Ricard mira a una crescita organica delle vendite compresa tra il +3% e il +6% medio annuo, accompagnata da un’espansione progressiva del margine grazie alle efficienze cumulative da 1 miliardo, a investimenti costanti sui brand e a una gestione attiva del portafoglio, confermando la fiducia del management nella resilienza del modello operativo e nella capacità di generare valore sostenibile nel lungo periodo anche in uno scenario globale ancora volatile e incerto.



















