Pomodori e ortaggi in flessione, la frutta sostiene il valore dell’export iberico

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Nel 2025 l’export spagnolo di ortofrutta fresca archivia un esercizio segnato da un calo dei volumi ma da una contestuale crescita del valore complessivo, delineando uno scenario complesso in cui la tenuta dei prezzi compensa solo in parte la contrazione delle quantità spedite oltreconfine.

Secondo le elaborazioni di Fepex sui dati delle Dogane, le esportazioni si sono attestate a 12 milioni di tonnellate, in flessione del 4% rispetto all’anno precedente, mentre il fatturato generato sui mercati internazionali ha raggiunto 18,67 miliardi di euro, con un incremento del 4% su base annua che riflette un generale miglioramento dei prezzi medi di vendita.

La geografia commerciale resta fortemente concentrata sull’Europa, che assorbe l’84% dei volumi se si considera la sola Unione europea e addirittura il 97% includendo Regno Unito e altri Paesi del continente, per un totale di 11,7 milioni di tonnellate e 18,19 miliardi di euro, a conferma della dipendenza strutturale del comparto dal mercato europeo.

Al contrario, le destinazioni extraeuropee mantengono un peso marginale e mostrano una dinamica negativa nel lungo periodo, con 316.772 tonnellate esportate e un calo del 14% rispetto a dieci anni fa, un dato che secondo gli operatori è legato sia a politiche commerciali protezionistiche sia alla complessità dei protocolli fitosanitari necessari per accedere a nuovi mercati.

Sul piano merceologico, la contrazione dei volumi è attribuibile in larga misura agli ortaggi, che hanno registrato un calo del 7% fermandosi a 5,3 milioni di tonnellate, mentre il valore è rimasto sostanzialmente stabile a 8,17 miliardi di euro (+0,4%), segnale di una certa capacità di difesa dei prezzi nonostante la riduzione delle quantità.

Particolarmente significativo è il ridimensionamento del pomodoro, prodotto simbolo dell’orticoltura spagnola, che ha perso il 15% in volume scendendo a 581.361 tonnellate e il 5% in valore a 1,05 miliardi di euro, evidenziando le difficoltà di un segmento ad alta intensità di costi e fortemente esposto alla concorrenza internazionale.

Anche lattuga e cavoli hanno mostrato segnali di debolezza, con la prima attestata a 740.258 tonnellate e 954 milioni di euro e i secondi a 515.530 tonnellate per 771 milioni di euro, in un contesto in cui la pressione sui margini resta elevata.

Il comparto frutticolo ha invece contenuto la flessione dei volumi a un più moderato -1%, per un totale di 6,6 milioni di tonnellate, beneficiando però di un deciso miglioramento dei ricavi che sono saliti del 6,5% fino a 10,5 miliardi di euro, grazie a quotazioni mediamente più sostenute.

Gli agrumi si confermano la categoria più esportata, mantenendo un ruolo strategico nell’offerta spagnola, mentre l’anguria si distingue per una dinamica positiva sia in volume (+3%, a 820.611 tonnellate) sia in valore (+8%, a 604 milioni di euro), dimostrando una buona capacità di penetrazione sui mercati esteri.

Tra le drupacee emergono andamenti divergenti ma nel complesso positivi in termini di fatturato: le nettarine hanno registrato un lieve calo dei quantitativi (-2%, a 332.831 tonnellate) ma un balzo del 16% in valore fino a 577 milioni di euro, mentre le pesche piatte, pur scendendo del 9,5% in volume a 185.142 tonnellate, hanno incrementato i ricavi del 10% raggiungendo 349 milioni di euro.

Le fragole restano uno dei prodotti di punta con 265.182 tonnellate esportate (+1%) e un valore di 871 milioni di euro (+8%), confermando la solidità della domanda internazionale per questa referenza.

Parallelamente cresce l’import spagnolo di ortofrutta fresca, che nel 2025 ha toccato 4,7 milioni di tonnellate (+3%) per un valore di 5,477 miliardi di euro (+8%), con la frutta a 2,4 milioni di tonnellate e 3,849 miliardi di euro e gli ortaggi a 2,3 milioni di tonnellate per 1,63 miliardi, a testimonianza di un mercato interno sempre più integrato negli scambi globali.

Alla base della contrazione dei volumi esportati vi sono diversi fattori strutturali, tra cui l’aumento dei costi di produzione – energia, manodopera, input agricoli – e una minore competitività rispetto ai Paesi terzi, che operano con standard fitosanitari, ambientali e sociali meno onerosi rispetto a quelli richiesti dalla normativa comunitaria.

In questo quadro, il 2025 consegna un settore che riesce a difendere il valore ma fatica a mantenere le quantità, evidenziando come la competitività e la revisione delle politiche commerciali restino nodi centrali per il futuro dell’ortofrutta spagnola in uno scenario internazionale sempre più selettivo.

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