Si aggiungono nuovi elementi allo scontro tra governo francese e grande distribuzione sulle negoziazioni commerciali 2025-2026, in chiusura a fine mese. Dopo le dichiarazioni rilasciate a “Le Parisien”, la ministra dell’Agricoltura Annie Genevard ha accusato le insegne di esercitare un “chantage mortifère” nei confronti dell’industria agroalimentare, parlando di pressioni tariffarie incompatibili con le richieste dei produttori e di minacce di delisting in caso di mancato accordo.
La replica della Fédération du commerce et de la distribution (FCD) è stata immediata e formale: in una lettera indirizzata alla ministra, firmata dai vertici delle principali insegne – tra cui E.Leclerc, Carrefour, Intermarché, Système U e Auchan – la federazione denuncia la rottura delle “condizioni minime di un dialogo rispettoso e imparziale” e annuncia il boicottaggio dei comitati di monitoraggio delle trattative, a partire da quello previsto per martedì 17 febbraio.
Secondo la FCD, le dichiarazioni della ministra “rompono con il metodo di lavoro fondato su fiducia e rispetto reciproco” che distributori e fornitori si erano impegnati a preservare attraverso una carta condivisa, firmata all’avvio delle negoziazioni a inizio dicembre e promossa dallo stesso ministero dell’Agricoltura insieme al dicastero del Commercio e delle PMI. L’accusa implicita è che l’esecutivo stia ora cambiando registro comunicativo in una fase particolarmente sensibile.
Il nodo centrale riguarda le condizioni tariffarie e il rischio di dereferenziazione dei prodotti. La ministra ha evocato casi in cui alcune insegne avrebbero minacciato di ritirare marchi dagli scaffali per ottenere ribassi. Un riferimento che richiama le tensioni delle scorse settimane con il gruppo lattiero-caseario Lactalis, che aveva denunciato il ritiro di alcuni prodotti da parte della centrale d’acquisto europea legata a Intermarché, Auchan e Casino nell’ambito delle trattative sui prezzi.
Per la distribuzione, tuttavia, l’interpretazione governativa sarebbe “riduttiva e caricaturale” e rischierebbe di trasformare la GDO nel capro espiatorio dei disequilibri della filiera, proprio a ridosso del Salon de l’Agriculture, evento simbolicamente cruciale per il mondo agricolo francese. In questo contesto, la scelta di non partecipare ai comitati di monitoraggio rappresenta un’escalation istituzionale che potrebbe irrigidire ulteriormente il clima negoziale nelle ultime settimane decisive prima della scadenza del 1° marzo, quando verranno fissati i prezzi (escluse le marche private) che arriveranno sugli scaffali per l’intero anno commerciale.


















