MartinoRossi e Galbusera rilanciano sulla sostenibilità agricola e, dopo i risultati ottenuti nel 2025 sulla sperimentazione del mais bianco, mettono nel mirino un modello produttivo più strutturato e replicabile su larga scala. Le due aziende hanno presentato i dati del progetto avviato lo scorso maggio, confermando il rinnovo della partnership e l’avvio di una nuova fase di ricerca nel 2026, con l’obiettivo di ridurre ulteriormente gli input produttivi mantenendo rese agronomiche competitive.
La sperimentazione è stata condotta da MartinoRossi insieme a Galbusera all’interno di Agrifuture, l’azienda agricola sperimentale del gruppo situata accanto allo stabilimento di Malagnino, nel Cremonese, su un’area di 30 ettari dedicata allo sviluppo di tecniche agronomiche innovative. Al centro dello studio il mais bianco, ingrediente impiegato anche nei biscotti senza glutine di Galbusera, coltivato con apporti minimi di concimi azotati e di acqua rispetto ai sistemi convenzionali di riferimento.
I risultati, messi a confronto con una coltivazione tradizionale di mais in monocoltura a pieno campo, hanno evidenziato una riduzione del 31% dell’azoto distribuito per ettaro, un taglio del 60,38% dell’acqua utilizzata per l’irrigazione e una diminuzione del 52,06% dell’impronta di carbonio. In termini assoluti, l’apporto di azoto è sceso da 280 a 193,5 chilogrammi per ettaro, mentre il water footprint è passato da 400 a 158,48 metri cubi per tonnellata. Anche la carbon footprint si è ridotta in modo sensibile, passando da 386 a 185 chilogrammi di CO2 equivalente per tonnellata.
Secondo le aziende, il raggiungimento di questi risultati è stato reso possibile dall’integrazione di più tecniche agronomiche. Tra queste figura il sistema di sub-irrigazione Underdrip, progettato per aumentare l’efficienza irrigua e limitare gli sprechi, distribuendo acqua e bioinduttori direttamente a contatto con l’apparato radicale. Alla base del progetto anche l’impiego di pratiche riconducibili all’agricoltura rigenerativa, come la minima lavorazione del suolo e l’utilizzo di droni per la distribuzione di biostimolanti fogliari a base di microrganismi.
Lo studio sul mais bianco è stato inoltre inserito nel progetto europeo MRV4SOC, che punta a quantificare lo stoccaggio di carbonio organico nei suoli lungo l’intera durata della sperimentazione. Un elemento che rafforza il profilo scientifico dell’iniziativa e che consente di misurare con maggiore precisione gli effetti delle tecniche adottate non solo sugli input colturali, ma anche sulla qualità ambientale complessiva del sistema agricolo.
Per il 2026 il progetto entra ora in una nuova fase. L’obiettivo dichiarato è sviluppare un protocollo di riduzione degli input fertilizzanti applicabile anche a un sistema convenzionale e replicabile su scala nazionale, ridurre ulteriormente i fertilizzanti senza compromettere la produttività e introdurre nano-fertilizzanti organici e nuovi biostimolanti, in parte distribuiti tramite drone. La nuova sperimentazione prenderà il via con la semina di aprile, proseguirà con monitoraggi e trattamenti per tutta la stagione colturale e si concluderà con la raccolta prevista tra settembre e ottobre, mentre l’analisi dei dati è fissata per novembre e la presentazione dei risultati è attesa da dicembre.
“I risultati della sperimentazione 2025 sul mais bianco sono motivo di grande orgoglio”, ha dichiarato Gilberto Garuti, direttore sviluppo nuove tecnologie di MartinoRossi, sottolineando il valore della cooperazione lungo la filiera per trasformare la ricerca in soluzioni concrete. Sulla stessa linea Luca Fossati, HSE & Sustainability Manager del Gruppo Galbusera, secondo cui il progetto conferma quanto sia strategico lavorare sull’intera filiera per migliorare la qualità delle materie prime e ridurre l’impatto ambientale, dimostrando che innovazione agronomica, qualità e sostenibilità possono procedere nella stessa direzione.



















