Scambi extra Ue in calo ma il food italiano resta tra i pilastri dell’export

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A gennaio 2026 il commercio estero italiano con i Paesi extra Ue27 apre l’anno con segnali contrastanti, ma per l’alimentare emergono indicazioni di tenuta che meritano attenzione. Secondo i dati diffusi da Istat, l’interscambio complessivo registra una flessione congiunturale per entrambi i flussi, più marcata per le importazioni (-3,9%) rispetto alle esportazioni (-1,9%).

La dinamica dell’export mensile è stata penalizzata soprattutto dal calo di energia e beni strumentali, mentre risultano in crescita i beni di consumo non durevoli (+1,6%) e i beni intermedi (+1,5%). È proprio in questa componente dei beni non durevoli che rientra larga parte dell’agroalimentare trasformato, segmento che continua a rappresentare uno dei pilastri dell’offerta italiana sui mercati internazionali.

Nel trimestre novembre 2025-gennaio 2026, l’export complessivo verso i mercati extra Ue27 cresce dello 0,9%, sostenuto dai beni intermedi (+6,4%), mentre si riduce l’import (-4,6%). Per la filiera alimentare questo quadro si traduce in un contesto di maggiore equilibrio competitivo, con una domanda estera che, pur selettiva, continua a premiare le produzioni a maggior valore aggiunto.

Su base annua, gennaio segna una flessione dell’export del 6,0%, legata in larga misura al crollo delle vendite di energia (-38,0%) e dei beni strumentali (-15,1%). In controtendenza, però, si conferma la crescita dei beni intermedi (+5,3%), un dato che segnala come alcune catene produttive, incluse quelle legate alla trasformazione alimentare, mantengano una buona proiezione internazionale.

Ancora più marcata la contrazione tendenziale dell’import (-14,0%), che interessa tutti i raggruppamenti ed è particolarmente ampia per l’energia (-31,4%). La riduzione degli acquisti di beni intermedi (-13,2% su base mensile) può riflettersi anche sulle materie prime agroindustriali, con effetti da monitorare su costi e approvvigionamenti.

Il saldo commerciale con i Paesi extra Ue27 risulta pari a +2.124 milioni di euro, in netto miglioramento rispetto ai +370 milioni di gennaio 2025. Il deficit energetico si riduce, mentre l’avanzo dei prodotti non energetici sale a 5.318 milioni di euro, confermando il ruolo strategico dei comparti manifatturieri e agroalimentari nel sostenere la bilancia commerciale.

Sul fronte geografico, le esportazioni calano verso quasi tutti i principali partner, con flessioni rilevanti verso MERCOSUR, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti, mentre crescono le vendite verso Svizzera e Cina. Per l’alimentare italiano, mercati come Cina e Svizzera rappresentano oggi sbocchi chiave per prodotti premium, Dop e trasformati ad alto contenuto di marca.

In sintesi, l’avvio del 2026 evidenzia un quadro globale ancora complesso, ma l’avanzo dei prodotti non energetici e la resilienza dei beni di consumo non durevoli indicano che l’agroalimentare resta uno degli asset più solidi del commercio estero italiano, capace di sostenere la competitività del Paese anche in una fase di rallentamento degli scambi internazionali.

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