La riforma della soft drinks industry levy (SDIL) entra nella sua fase finale e ridisegna gli equilibri del beverage britannico. Dal 1° gennaio 2028, milkshake confezionati, latte aromatizzati, bevande vegetali zuccherate e ready-to-drink coffees rientreranno nella sugar tax, finora limitata ai soft drink tradizionali. La decisione arriva dopo una consultazione pubblica che ha raccolto 174 risposte, tra cittadini, accademici, associazioni sanitarie e produttori.
La modifica più rilevante riguarda l’abbassamento della soglia di applicazione del prelievo: da 5 g a 4,5 g di zucchero per 100 ml, una misura intermedia rispetto all’ipotesi dei 4 g inizialmente valutata. Il governo ritiene che questo livello “bilanci salute pubblica e stabilità industriale”, ampliando però il numero dei prodotti tassati. Con l’inclusione delle bevande lattiero-casearie confezionate viene eliminata un’esenzione attiva dal 2016, pur mantenendo una “lactose allowance” che considera i soli zuccheri naturalmente presenti nel latte.
Il documento governativo sottolinea l’urgenza dell’intervento: l’obesità costa al sistema sanitario inglese circa 11,4 miliardi di sterline l’anno, mentre l’impatto sulla produttività raggiunge 8,9 miliardi. Secondo le stime ufficiali, l’estensione della SDIL porterà a una riduzione misurabile dell’assunzione calorica (fino a 0,4 kcal al giorno nei giovani) e produrrà benefici economici pari a 973 milioni di sterline su 25 anni, tra risparmi sanitari e maggior output economico.
La misura dovrebbe generare 40-45 milioni di sterline l’anno di entrate aggiuntive, con un impatto trascurabile sull’inflazione (meno di 0,02 punti percentuali). Le aziende avranno più di due anni per riformulare: restano tassati 18 pence al litro sopra i 4,5 g/100 ml e 24 pence sopra gli 8 g. Esclusi invece i prodotti freschi preparati nei bar, il latte vaccino naturale, le bevande vegetali senza zuccheri aggiunti e le toddler milks vendute in polvere.
Sul fronte del commercio internazionale, il governo riconosce potenziali criticità nella circolazione delle bevande tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda, dove vigono regimi fiscali differenti. Tuttavia, l’esecutivo ha assicurato che non verranno apportate ulteriori modifiche alla SDIL durante questa legislatura, per garantire certezza normativa all’industria.
Il settore beverage si prepara così a una nuova stagione di riformulazioni, innovazione e riposizionamento. E mentre parte dell’industria esprime preoccupazioni per costi e complessità produttive, le associazioni sanitarie applaudono la scelta. Per il governo britannico, la direzione è chiara: meno zuccheri sugli scaffali e un quadro regolatorio più coerente per proteggere bambini, famiglie e sostenibilità del sistema sanitario.


















