Tensioni nello Stretto di Hormuz frenano l’export di Lago: un milione di euro di merce ferma

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Cresce la preoccupazione per Lago Group, realtà dolciaria padovana fortemente orientata all’export, che si trova oggi a fronteggiare le pesanti conseguenze della crisi nello Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi del commercio globale, il cui blocco sta progressivamente rallentando e in alcuni casi paralizzando i flussi logistici verso i Paesi del Golfo, mercato chiave per l’azienda veneta.

Nella sede di Galliera Veneta si monitora con estrema attenzione una situazione in continuo peggioramento, caratterizzata da un elevato grado di incertezza operativa, con cinque container attualmente fermi in mare, due pronti a partire ma impossibilitati a lasciare i porti e altri due addirittura rientrati, mentre ulteriori ventitré risultano bloccati in stock per un valore complessivo che raggiunge il milione di euro, evidenziando l’impatto diretto e immediato della crisi sulla capacità distributiva del gruppo.

A rendere ancora più complesso il quadro contribuiscono le difficoltà legate alla tracciabilità delle spedizioni, poiché molte navi viaggiano con i trasponder disattivati per motivi di sicurezza, al fine di non diventare bersagli sensibili, un fattore che limita la visibilità lungo la catena logistica e rende estremamente difficile pianificare consegne e tempistiche con un minimo grado di affidabilità.

Parallelamente, si assiste a un forte incremento dei costi del trasporto marittimo, determinato in larga parte dall’assenza di coperture assicurative in un contesto ad alto rischio, mentre le eventuali alternative via terra, fino ad oggi poco utilizzate, risultano ancora più onerose e logisticamente complesse, aggravando ulteriormente la pressione sui margini aziendali.

“I Paesi del Golfo rappresentano per noi un mercato storico e consolidato, dove esportiamo principalmente wafer e savoiardi”, spiega Francesco De Marco, Group International Sales Director di Lago Group, ricordando come l’export incida per il 60% sul fatturato complessivo e come il Medio Oriente, presidiato da oltre venticinque anni, abbia registrato negli ultimi tre anni una crescita media annua del 10%, trainata sia dall’aumento dei consumi sia dallo sviluppo economico dell’area.

Oggi però lo scenario appare radicalmente mutato, con aggiornamenti continui e imprevedibili da parte delle compagnie di navigazione, che comunicano stop e ripartenze anche a distanza di poche ore, creando un contesto operativo estremamente instabile che rende difficile qualsiasi programmazione logistica e commerciale.

“Ci troviamo in una situazione in continuo divenire che richiede lucidità e che stiamo gestendo in totale autonomia, assumendoci rischi elevati”, sottolinea De Marco, evidenziando come le aziende siano spesso costrette a fornire manleve per consentire il trasporto delle merci, in assenza, ad oggi, di un supporto concreto da parte delle istituzioni.

Il timore principale riguarda l’evoluzione della crisi nel medio periodo, considerando che eventuali escalation in uno dei chokepoint marittimi più strategici al mondo potrebbero generare contraccolpi significativi non solo sui tempi di transito, sempre più lunghi e incerti, ma anche sull’intero sistema dei costi logistici, con inevitabili ripercussioni sulle voci di spesa aziendali.

A complicare ulteriormente lo scenario contribuisce la contemporanea criticità di altri snodi fondamentali come il Canale di Suez, con un effetto combinato che rischia di colpire in modo particolare le rotte verso Est, amplificando le tensioni lungo le principali direttrici del commercio internazionale.

Le conseguenze si riflettono lungo tutta la supply chain, con un possibile aumento dei costi delle materie prime di provenienza asiatica, come gli oli vegetali, e dei materiali legati all’andamento del petrolio, tra cui imballaggi e cartoni, determinando un effetto a catena destinato a coinvolgere numerosi comparti produttivi.

Nonostante il contesto estremamente critico, Lago Group continua a operare per garantire la continuità del servizio, riuscendo negli ultimi giorni a prenotare i booking per sette container, in uno sforzo costante volto a minimizzare i disservizi e a mantenere il rapporto di fiducia costruito nel tempo con i clienti dell’area.

Fondata nel 1968, l’azienda rappresenta oggi un’eccellenza del made in Italy nel mondo, con una presenza in oltre 100 Paesi, sedi produttive e commerciali in Italia e negli Stati Uniti e un fatturato che nel 2025 ha raggiunto i 115 milioni di euro, confermando una vocazione internazionale che, proprio alla luce delle attuali tensioni geopolitiche, si trova oggi a confrontarsi con nuove e complesse sfide.

Dal 2020 parte del gruppo francese Bouvard, Lago continua a perseguire una strategia di crescita sui mercati esteri, ma la crisi in corso evidenzia in modo sempre più evidente quanto i fattori geopolitici possano incidere in maniera profonda e immediata sugli equilibri del commercio globale e sulla stabilità delle filiere internazionali.

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