Torna lo spettro dei dazi USA al 200% sui vini francesi, rischio escalation nei rapporti commerciali UE-Stati Uniti

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La minaccia di nuovi dazi statunitensi riporta il settore vitivinicolo europeo al centro delle tensioni geopolitiche tra Washington e Bruxelles. Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha infatti ventilato l’ipotesi di imporre tariffe fino al 200% su vini e Champagne francesi, in risposta al possibile rifiuto del Presidente Emmanuel Macron di aderire alla nuova iniziativa statunitense denominata “Board of Peace”.

Le dichiarazioni, rilasciate in un’intervista video a Reuters, inseriscono il comparto wine & spirits in una dinamica che va ben oltre la logica settoriale, assumendo una valenza apertamente politica. Attualmente, i vini e gli alcolici europei sono già soggetti a un dazio del 15% negli Stati Uniti, in vigore dallo scorso agosto.

La reazione francese non si è fatta attendere. La ministra dell’Agricoltura Annie Genevard ha definito l’ipotesi di nuovi dazi “una minaccia inaccettabile e di brutalità senza precedenti”, sottolineando come la viticoltura stia attraversando una fase di difficoltà strutturale, nonostante rappresenti un asset strategico dell’agricoltura nazionale.

Parigi richiama inoltre l’attenzione su un dossier ben più ampio: il progetto di accordo economico tra Stati Uniti e Unione Europea per la riduzione dei dazi su circa 93 miliardi di euro di merci americane destinate al mercato europeo, ancora non ratificato. Un equilibrio che, secondo il governo francese, renderebbe il confronto altamente rischioso anche per gli interessi statunitensi.

Sul fronte associativo, il Comité Européen des Entreprises Vins invita alla cautela. Il segretario generale Ignacio Sánchez Recarte ribadisce che le dichiarazioni del Presidente USA vanno prese sul serio, ma lette nel contesto più ampio delle relazioni UE-USA, evitando reazioni impulsive a livello settoriale.

A complicare ulteriormente lo scenario, Washington ha annunciato nuovi dazi generalizzati su beni provenienti da otto Paesi europei, tra cui Francia e Germania, legati alla disputa sulla Groenlandia. Un segnale che rafforza l’incertezza per gli esportatori europei di vino e spirits, chiamati a gestire un contesto commerciale sempre più esposto alle dinamiche geopolitiche.

Dazi USA al 200% sui vini francesi

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