Nel retail britannico cresce l’allarme sui costi del lavoro. L’ultima indagine della British Retail Consortium (BRC), che ha coinvolto CFO e direttori finanziari delle principali insegne, fotografa un netto peggioramento del sentiment negli ultimi sei mesi, con un’impennata delle preoccupazioni legate all’occupazione dopo l’entrata in vigore, a gennaio, dell’Employment Rights Act.
Il quadro macroeconomico resta fragile: crescita salariale debole, fiducia dei consumatori ai minimi e domanda in rallentamento. In questo contesto, il 69% dei direttori finanziari si dichiara “pessimista” o “molto pessimista”, in aumento rispetto al 56% rilevato a luglio 2025, mentre solo il 14% si definisce ottimista. A pesare è anche la Legge di Bilancio 2025, che il 74% degli intervistati ritiene renderà più difficile investire.
La principale fonte di tensione riguarda il mercato del lavoro. L’84% dei CFO inserisce i costi del personale tra le prime tre preoccupazioni per l’anno a venire, contro appena il 21% della precedente rilevazione estiva. Seguono il calo della domanda (77%), l’aumento dei costi di input (39%) e l’aggravio fiscale e regolatorio (29%).
Le difficoltà si innestano su un 2025 già oneroso per il settore. I costi occupazionali del retail sono cresciuti di 5 miliardi di sterline, anche a seguito dell’aumento dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro e dell’innalzamento del salario minimo nazionale. Secondo i calcoli del BRC, il costo di un lavoratore full time entry-level è aumentato del 10%, mentre per un part time l’incremento ha superato il 13%. Intanto la disoccupazione giovanile ha raggiunto il 15,9%, con 730 mila under 24 senza lavoro.
Le risposte delle imprese delineano uno scenario di razionalizzazione. Il 52% dei CFO prevede di ridurre ore e straordinari, il 32% intende congelare le assunzioni. Quasi la metà (48%) programma un taglio del personale nelle sedi centrali e il 32% una riduzione degli organici nei punti vendita. Parallelamente, le aziende puntano su maggiore produttività (68%) e investimenti in automazione (61%) per compensare una forza lavoro più contenuta.
Il tema ha un peso sistemico: il retail è il principale datore di lavoro del settore privato nel Regno Unito e rappresenta una porta d’ingresso fondamentale per giovani e lavoratori part time. Eppure negli ultimi dodici mesi sono andati persi 74 mila posti di lavoro, oltre 250 mila negli ultimi cinque anni.
Secondo Helen Dickinson, amministratrice delegata del BRC, l’obiettivo di creare occupazione di qualità è condiviso, ma l’attuazione concreta della riforma farà la differenza. Le clausole su ore garantite e diritti sindacali, se applicate senza tener conto delle esigenze operative delle imprese, rischiano di aumentare costi e complessità, riducendo flessibilità e opportunità di ingresso.
Il timore del settore non riguarda le finalità dell’Employment Rights Act, bensì le modalità di implementazione. Se la flessibilità verrà equiparata automaticamente a precarietà, le aziende diventeranno più caute nelle assunzioni, con meno ruoli entry-level e minori occasioni per chi ha esperienza limitata o esigenze lavorative non standard. In una fase di domanda debole e margini sotto pressione, la gestione dell’equilibrio tra tutela e sostenibilità economica sarà decisiva per il futuro occupazionale del comparto.



















