Nuovo capitolo nella politica commerciale statunitense con la firma, da parte del presidente Donald Trump, dell’ordine esecutivo che riduce o azzera i dazi su oltre cento categorie di prodotti agricoli. L’obiettivo dichiarato è duplice: contenere la pressione dei prezzi sui consumatori americani e correggere alcune distorsioni generate dai precedenti pacchetti tariffari.
Secondo la nota diffusa dalla Casa Bianca, la scelta riguarda beni che gli Stati Uniti non producono o non coltivano in volumi sufficienti per soddisfare la domanda interna. Una lista che abbraccia un’ampia gamma di alimenti tropicali e semi-lavorati, ma anche materie prime agricole essenziali per le filiere alimentari e per l’industria manifatturiera. La rimozione dal regime di “dazi reciproci”, introdotto lo scorso aprile, si applicherà a partire dalle prossime settimane.
Tra i prodotti interessati compaiono caffè, cacao, banane, pomodori da mensa, frutta esotica, succhi concentrati, tè verde, frutta secca e spezie. Alcuni comparti industriali beneficeranno inoltre della conferma delle esenzioni su fertilizzanti e minerali, già escluse in passato per ragioni di approvvigionamento strategico. Il Dipartimento dell’Agricoltura ha accolto positivamente il provvedimento, sottolineando che “riserve e capacità produttive nazionali non consentono di rispondere a una domanda in costante crescita”.
L’iniziativa arriva in un momento politicamente delicato. Il costo della vita rimane uno dei principali fattori di insoddisfazione dell’elettorato, e diverse università, tra cui Yale, hanno evidenziato nei loro studi come l’impatto dei dazi varati negli ultimi anni si sia tradotto in un aumento dei prezzi: fino a 3.800 dollari l’anno per famiglia, secondo una delle stime più citate.
Parallelamente, l’amministrazione ha confermato la volontà di rivedere altre barriere commerciali verso i Paesi dell’America Latina, tra cui Argentina, Ecuador e Guatemala, per migliorare l’accesso delle imprese statunitensi ai rispettivi mercati. Una strategia che la Casa Bianca definisce “flessibile e multilivello”, inserita in un percorso avviato già con l’ordine esecutivo dello scorso 5 settembre.
Nel frattempo, è stato ratificato anche l’accordo con la Svizzera per ridurre dal 39% al 15% i dazi su diverse categorie merceologiche. Berna ha parlato di “soluzione costruttiva”, ringraziando Washington per la disponibilità negoziale. Se l’alleggerimento tariffario basterà a raffreddare il caro-vita resta però incerto. Economisti e analisti segnalano che i benefici potrebbero essere graduali, mentre i consumatori americani chiedono effetto immediato.


















