Vendemmia italiana stabile ma cantine sempre più piene: l’allarme di Uiv

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La vendemmia 2025 si è chiusa con una produzione sostanzialmente in linea con quella dell’anno precedente, ma il vero elemento di criticità per il settore vitivinicolo italiano non riguarda tanto i volumi raccolti quanto il livello delle giacenze, che continuano a crescere e rischiano di comprimere ulteriormente le prospettive di mercato in un contesto già segnato da domanda debole e tensioni sui prezzi.

Secondo i dati trasmessi dall’Italia alla Commissione europea, la produzione si attesta a 44,383 milioni di ettolitri, con un incremento marginale dello 0,7% rispetto al 2024, un risultato che – come evidenzia Unione italiana vini – non è frutto di condizioni climatiche particolarmente avverse, bensì di una scelta consapevole operata in molti territori di ridurre le rese per ettaro nelle principali denominazioni, nel tentativo di mantenere un equilibrio tra offerta e domanda e di evitare squilibri strutturali nella filiera.

Tale strategia di contenimento produttivo, pur rappresentando un segnale di responsabilità da parte delle aree vocate, non si è tuttavia rivelata sufficiente a fronteggiare l’attuale accumulo di prodotto nelle cantine, dove oggi si concentrano 61 milioni di ettolitri di vino, pari a un incremento del 6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, dato che sale a quasi 68 milioni di ettolitri, con una crescita del 7,5%, se si includono anche i mosti.

Il presidente di Uiv, Lamberto Frescobaldi, sottolinea come, dopo due vendemmie attestate poco sopra i 44 milioni di ettolitri, non sia più sostenibile neppure questo livello produttivo, considerato che la media degli ultimi dieci anni si colloca a 47,5 milioni di ettolitri e che l’attuale capacità di assorbimento del mercato appare nettamente inferiore rispetto al passato, rendendo necessario un intervento strutturale sul quadro normativo.

Secondo Frescobaldi, occorre infatti rivedere l’assetto produttivo attraverso modifiche al Testo unico del vino, introducendo strumenti che consentano maggiore flessibilità e che permettano al sistema di espandersi o comprimersi in funzione delle dinamiche reali della domanda, evitando che l’offerta resti ancorata a parametri non più coerenti con il contesto internazionale.

L’analisi delle giacenze evidenzia come le eccedenze si concentrino in particolare sui vini comuni e varietali, che segnano un +11,3%, e sugli Igt bianchi, in crescita del 10,5%, mentre più contenuto risulta l’aumento per i vini Dop, pari al +3,6%, con 31,7 milioni di ettolitri stoccati, segno che la maggiore sofferenza riguarda le categorie più esposte alla concorrenza e alla volatilità della domanda.

Anche sul fronte commerciale la situazione appare delicata, come osserva il segretario generale di Uiv, Paolo Castelletti, che segnala un rallentamento dei ritmi di uscita del prodotto di circa il 20% non solo rispetto all’inizio del 2024, quando le richieste dagli Stati Uniti avevano registrato un picco in vista dei dazi imminenti, ma anche rispetto al 2023, anno non condizionato da particolari shock esterni.

In un contesto di produzione non particolarmente abbondante, le quotazioni del vino sfuso restano comunque deboli, con i vini comuni bianchi – soprattutto quelli destinati a fungere da base per gli spumanti – che nelle principali regioni produttrici evidenziano cali medi superiori al 10% rispetto allo scorso anno, mentre anche tra i vini a denominazione sono rari i casi di aumenti, prevalendo invece situazioni di stabilità o flessione dei prezzi.

A incidere su questa dinamica è la difficoltà del mercato sia interno sia internazionale, con una stima di calo dell’export nei Paesi extra-Ue pari al 7% a fine 2025, un dato che contribuisce a mantenere elevato il livello delle scorte e ad alimentare la pressione sui listini.

Per Uiv, i correttivi da mettere in campo con urgenza comprendono l’ulteriore abbassamento delle rese per ettaro, la cessazione delle deroghe per i vini generici e l’allineamento delle rese previste dai disciplinari a quelle effettivamente registrate in media negli ultimi cinque anni, oltre a una revisione del sistema delle autorizzazioni ai nuovi impianti, che attualmente consentono un ampliamento del vigneto nazionale di circa 7 mila ettari all’anno.

Il quadro che emerge è quello di una filiera che, pur avendo dimostrato capacità di autoregolazione sul fronte produttivo, si trova oggi a fare i conti con un mercato meno dinamico e con scorte crescenti, elementi che rendono sempre più urgente un ripensamento complessivo degli strumenti di governo dell’offerta.

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