Vino italiano in affanno sui mercati extra-Ue, Uiv chiede continuità nelle misure di sostegno

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Il vino italiano continua a misurarsi con una fase congiunturale delicata sui mercati internazionali, mentre l’Unione italiana vini (Uiv) richiama alla necessità di una strategia strutturale. Nel Consiglio nazionale dell’associazione, il presidente Lamberto Frescobaldi ha illustrato un quadro ancora segnato da cali dell’export, dinamiche tariffarie sfavorevoli e un generale rallentamento della domanda globale.

Secondo l’Osservatorio Uiv, nel terzo trimestre il valore delle esportazioni verso i Paesi extra-Ue è sceso del 14%, con il cumulato gennaio–settembre in diminuzione del 5,7%. A pesare maggiormente è il rallentamento degli Stati Uniti, primo mercato per il vino italiano, dove la contrazione degli ordini ha generato una perdita stimata di quasi 110 milioni di euro rispetto allo stesso periodo del 2024.

In questo scenario, viene considerato positivo lo stanziamento di 100 milioni di euro per la promozione del made in Italy incluso nel Ddl Bilancio, purché – sottolinea Uiv – il comparto vinicolo resti una priorità assoluta. “Il nostro settore – ha osservato Frescobaldi – ha dimostrato di saper generare valore e moltiplicare gli investimenti: oggi servono continuità e strumenti adeguati”.

Uiv ribadisce inoltre la necessità di estendere la durata della misura Ocm Promozione da 3 a 10 anni per ciascun mercato-obiettivo, così da garantire stabilità ai progetti e maggiore efficacia alle azioni delle imprese. Una richiesta che l’associazione rinnova anche alla luce delle recenti scelte europee sul Pacchetto vino, che prevedono interventi giudicati non sempre orientati allo sviluppo.

Restano infatti forti dubbi sulla possibilità di finanziare integralmente – senza risorse aggiuntive – gli espianti dei vigneti. Uiv ricorda come nel 2009 un analogo intervento costò 1 miliardo di euro all’Unione Europea per risultati modesti, sottraendo fondi alle misure storicamente destinate a innovazione, ristrutturazione e internazionalizzazione.

Sul fronte dei vini dealcolati, l’associazione sollecita infine il completamento del decreto Masaf–Mef, fermo da due mesi alla Ragioneria dello Stato, per consentire ai produttori italiani di competere ad armi pari con i colleghi europei, già avvantaggiati dal regolamento comunitario del 2021. “Per superare questa fase – ha concluso Frescobaldi – servono visione, continuità e un approccio che rimetta al centro la crescita nei mercati internazionali”.

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