Vino Ue, via libera alle nuove misure: promozione fino a 9 anni, flessibilità sugli impianti e sostegno fino all’80% per calamità

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Via libera definitivo del Parlamento europeo al cosiddetto “pacchetto vino”, il portafoglio di misure messo a punto da Bruxelles per sostenere un comparto strategico del made in Europe, oggi stretto tra dazi Usa, tensioni geopolitiche e un calo strutturale dei consumi che penalizza in particolare le aree vocate ai vini rossi. Il testo è stato approvato con una larghissima maggioranza – 625 voti favorevoli, 15 contrari e 11 astensioni – e introduce strumenti di maggiore flessibilità nell’utilizzo dei fondi comunitari dell’Organizzazione comune di mercato (Ocm) vino, con l’obiettivo di rafforzare competitività e capacità di gestione delle crisi.

Tra le novità di maggiore interesse per le imprese figura l’estensione della durata dei programmi di promozione nei Paesi terzi, che potranno arrivare fino a nove anni complessivi, e una più ampia flessibilità nelle autorizzazioni ai nuovi impianti, elemento cruciale per la pianificazione produttiva. Le misure puntano inoltre a sostenere l’internazionalizzazione, prevedendo contributi fino al 60% delle spese sostenute per attività promozionali, con ulteriori integrazioni nazionali che possono arrivare al 30% per le Pmi e al 20% per le imprese di dimensioni maggiori.

Spazio anche all’enoturismo, con finanziamenti dedicati a campagne informative, eventi e studi di settore, in un’ottica di valorizzazione integrata dei territori vitivinicoli. Non mancano strumenti di gestione delle eccedenze: gli Stati membri potranno attivare, a propria discrezione, misure come la distillazione di crisi e l’estirpazione dei vigneti per stabilizzare il mercato. Proprio su questo punto si registrano alcune perplessità italiane, mentre in Francia è già partita una campagna di espianti.

In caso di calamità naturali o eventi climatici estremi, i viticoltori potranno beneficiare di un sostegno fino all’80% dei costi ammissibili, rafforzando così la resilienza del settore di fronte al cambiamento climatico. Capitolo a parte per il segmento NoLo (no e low alcohol), in forte crescita sui mercati esteri. Il provvedimento chiarisce le definizioni: la dicitura “analcolico” accompagnata da “0,0%” sarà riservata ai prodotti con gradazione non superiore allo 0,05% vol., mentre quelli con una riduzione di almeno il 30% rispetto alla categoria di riferimento dovranno riportare l’indicazione “a ridotto contenuto alcolico”.

Il pacchetto interviene anche a tutela delle bevande spiritose a indicazione geografica. Accolta la richiesta di modifica che elimina l’obbligo, previsto dal 14 maggio 2026, di riportare il nome del produttore nello stesso campo visivo dell’Igp, evitando aggravi operativi e costi di revisione delle etichette. Soddisfazione dal mondo produttivo. Secondo Coldiretti, le nuove norme garantiranno maggiore trasparenza per i consumatori e semplificazione per le imprese. Il settore vitivinicolo europeo vale mediamente 157 milioni di ettolitri di produzione annua, occupa circa 2,9 milioni di persone e rappresenta il terzo comparto agroalimentare per export.

La palla passa ora al Consiglio dell’Unione europea per l’adozione formale della legislazione, ultimo passaggio prima della pubblicazione in Gazzetta ufficiale e dell’entrata in vigore. Per le imprese italiane si apre così una fase nuova, in cui gli strumenti europei potranno essere utilizzati in modo più mirato per affrontare sovrapproduzione, volatilità dei mercati internazionali e trasformazione dei consumi, in un equilibrio delicato tra gestione dell’emergenza e costruzione di nuove opportunità di crescita.

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