Food in frenata a inizio 2026: -3% annuo e volumi manifatturieri a -1,6%

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L’industria alimentare apre il 2026 in un contesto di indebolimento della domanda, con segnali negativi che emergono sia sul fronte dei volumi sia su quello dei fatturati, all’interno di un quadro più ampio che vede l’intero comparto manifatturiero italiano in flessione nei primi mesi dell’anno. Secondo i dati diffusi da Istat, a gennaio il fatturato dell’industria registra una diminuzione congiunturale dello 0,3% in valore e dell’1,7% in volume, dinamica che riflette un rallentamento della domanda reale più marcato rispetto a quanto indicato dai valori nominali.

Entrando nel dettaglio del comparto alimentare, incluso nei beni di consumo non durevoli, emerge un dato particolarmente significativo: su base annua il fatturato segna una flessione del 3,0%, mentre su base mensile la contrazione è pari all’1,9%, evidenziando come il segmento food stia attraversando una fase di ridimensionamento più evidente rispetto alla media del manifatturiero. A incidere è soprattutto il calo dei volumi, che nel complesso delle attività manifatturiere registrano una diminuzione dell’1,6% su base annua, confermando un indebolimento della domanda reale che coinvolge anche i prodotti alimentari, tradizionalmente più resilienti nei cicli economici .

Il confronto tra mercato interno ed estero aggiunge un ulteriore elemento di lettura: mentre in Italia la flessione appare più contenuta (-0,7% in valore e -0,8% in volume), sui mercati internazionali il rallentamento risulta più marcato, con un -1,4% in valore e un -2,0% in volume, segnale di un contesto globale meno favorevole anche per l’export agroalimentare .

Nel complesso, i beni di consumo registrano una contrazione del 3,6% in valore su base annua, ma è proprio la componente non durevole – che include alimentare e bevande – a mostrare una dinamica particolarmente debole, indicando una pressione crescente sui consumi quotidiani delle famiglie e sulle politiche di prezzo lungo la filiera. Il quadro che emerge è quindi quello di una fase di transizione, in cui l’effetto inflattivo che aveva sostenuto i fatturati negli ultimi anni tende progressivamente ad attenuarsi, lasciando spazio a dinamiche più legate ai volumi effettivi e alla capacità di assorbimento della domanda.

A questo si aggiunge un elemento metodologico non secondario: i dati diffusi incorporano la revisione annuale delle serie storiche relative al 2025, fattore che contribuisce a rendere più robusta la lettura delle tendenze ma che può incidere sulle variazioni più recenti. Per la filiera alimentare, che rappresenta uno dei pilastri del manifatturiero italiano, l’inizio del 2026 evidenzia dunque un contesto più selettivo, in cui la tenuta dei margini dipenderà sempre più dalla capacità delle imprese di gestire i costi, difendere i volumi e intercettare una domanda, interna ed estera, che mostra segnali di rallentamento.

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