Il largo consumo in Spagna conferma una traiettoria di crescita sostenuta, trainata da una domanda in recupero e da un rinnovato dinamismo dei prodotti freschi, che si affermano come principale motore sia in termini di volume sia di valore, in un contesto in cui il settore dell’alimentazione e bevande continua a rappresentare uno dei pilastri dell’economia industriale del Paese. Secondo i dati più recenti del Ministerio de Agricultura, Pesca y Alimentación, l’industria alimentare spagnola si conferma la prima branca manifatturiera, con un fatturato di 178,9 miliardi di euro, pari al 25,7% dell’intero comparto industriale, mentre sul piano macroeconomico contribuisce per il 2,3% al PIL nazionale, con un valore di 25,7 miliardi e una crescita del 4,9%.
Il tessuto produttivo resta fortemente frammentato e dominato dalle piccole imprese: su quasi 28 mila aziende attive, oltre il 96% conta meno di 50 addetti e più di tre quarti sono microimprese, secondo il Instituto Nacional de Estadística, a conferma di una struttura capillare ma ancora poco concentrata. Dal punto di vista della numerosità aziendale, il primato spetta alla panificazione e pasta, mentre per peso economico emerge con forza l’industria della carne, che si consolida come primo sottosettore per occupazione, con oltre 122 mila addetti, e per fatturato, pari a oltre 41 miliardi di euro, guidando anche investimenti, valore aggiunto e spesa per il personale.
Accanto alla filiera carnea si posizionano altri poli rilevanti come bevande, prodotti alimentari trasformati, mangimi, oli e grassi, lattiero-caseario e ortofrutta trasformata, delineando una struttura diversificata ma fortemente ancorata alle produzioni tradizionali. Sul piano territoriale, la leadership per numero di imprese spetta all’Andalusia, seguita da Catalogna e Castiglia e León, con una distribuzione che riflette la vocazione agricola e industriale delle diverse aree del Paese.
Dal lato produttivo, il 2024 ha segnato un ritorno alla crescita: la produzione nominale ha raggiunto i 210,9 miliardi di euro (+2,1%), mentre in termini reali si registra un incremento dello 0,7%, segnale di una ripresa ancora moderata dopo il calo del 2023, condizionata da un consumatore più attento al prezzo e dalla pressione competitiva internazionale. A sostenere il settore contribuisce in modo significativo anche il commercio estero, con esportazioni salite a 51,1 miliardi di euro nel 2024 (+7,2%), accompagnate da una crescita anche in volume (+1,5%) e da un saldo commerciale positivo in aumento del 16,9%, che conferma la solidità del posizionamento internazionale della filiera spagnola.
Francia, Italia e Portogallo restano i principali mercati di sbocco, mentre cresce il peso di destinazioni extraeuropee come Stati Uniti, Giappone e Messico, a testimonianza di una progressiva diversificazione geografica. Sul fronte dei consumi interni, il 2025 ha visto una spesa delle famiglie pari a 131 miliardi di euro, in crescita del 5,8% rispetto all’anno precedente, sostenuta sia dall’aumento dei volumi (+2,5%) sia da un incremento dei prezzi medi (+3,2%), secondo l’analisi di NIQ.
I prodotti freschi si confermano protagonisti, con un incremento del 9,3% a valore e del 3,9% a volume, trainati in particolare da uova, frutta e carne, mentre sul versante dei prezzi si registrano aumenti diffusi, con picchi significativi proprio per le uova. Parallelamente, i prodotti confezionati mantengono una crescita più contenuta ma stabile (+4,3% a valore), con segnali positivi per refrigerati, surgelati e bevande analcoliche, a fronte di una flessione per gli alcolici, che riflette un cambiamento nelle abitudini di consumo.
Nonostante il miglioramento della percezione economica, le famiglie restano prudenti nella gestione del budget, anche a causa dell’inflazione accumulata negli ultimi anni, che ha portato il valore medio della spesa da 100 a 133 euro rispetto al 2019. Ne deriva un’evoluzione dei comportamenti d’acquisto, con maggiore frequenza di visita ai punti vendita ma carrelli più leggeri, una crescente attenzione alle promozioni e un rafforzamento della marca del distributore, che raggiunge il 50% del mercato.
In questo contesto, si consolida anche il ruolo dei formati discount e di prossimità, mentre l’e-commerce continua a guadagnare terreno con una crescita del 17,7% e una penetrazione che supera il 7% del mercato, confermandosi come complemento strutturale alla spesa fisica. Tra le insegne, Mercadona mantiene la leadership con una quota del 27%, seguita da Carrefour, mentre prosegue l’espansione dei discount come Lidl e Aldi e il rafforzamento delle catene regionali. Nel complesso, il mercato spagnolo del largo consumo si muove lungo direttrici ormai consolidate: centralità dei freschi, attenzione al prezzo, crescita dell’online e progressiva integrazione tra marca industriale e privata, in un equilibrio che riflette un consumatore sempre più selettivo, ma ancora disposto a premiare qualità, innovazione e convenienza.



















