Areté: cala il prezzo dell’olio di palma ma rincara la carta per gli imballaggi

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Olio di palma in calo e carta ancora in rialzo: a settembre i mercati delle materie prime mostrano andamenti opposti, con effetti diversi sui costi dell’industria agroalimentare e degli imballaggi. È il quadro che emerge dalle analisi di Areté, che segnalano una flessione delle quotazioni del palma e nuove pressioni sulla filiera cartaria, alle prese con rincari dell’energia e della cellulosa. Tra il 1° e il 30 settembre, l’olio di palma ha perso il 5% a Bursa Malaysia e il 6,5% sulla piazza di Rotterdam. Il movimento si inserisce in un contesto di maggiore disponibilità in Malesia, dove le scorte di agosto sono aumentate del 7% rispetto a luglio e del 28% su base annua, mentre la produzione ha proseguito il recupero stagionale, registrando una crescita dell’1% sul mese precedente.

Restano tuttavia sotto osservazione le condizioni climatiche nelle principali aree produttive. Le precipitazioni ancora inferiori alla norma mantengono alta l’attenzione sui possibili effetti di El Niño sulla produttività nel 2027, introducendo un elemento di incertezza sulle prospettive dell’offerta. In Indonesia prosegue invece l’implementazione del B50, il programma che porta al 50% la quota di biodiesel miscelata al diesel e sostiene la domanda interna di olio di palma. Per il 2027 viene inoltre valutato il passaggio al B60, che innalzerebbe questa percentuale al 60%, rafforzando ulteriormente il peso degli impieghi energetici.

Sul fronte della domanda internazionale, ad agosto le importazioni cinesi di olio di palma sono diminuite del 42% rispetto a luglio e del 43% su base annua, pur mantenendo un incremento del 9% nel cumulato da inizio anno. In India le scorte di oli vegetali restano elevate, mentre nell’Unione europea le importazioni della campagna 2025/26 risultano inferiori del 6% rispetto alla precedente e del 22% rispetto alla media delle ultime tre campagne. Di segno opposto l’andamento della carta. Tra agosto e settembre il prezzo del kraftliner, utilizzato nella produzione di cartone ondulato e quotato alla Camera di Commercio di Milano, è aumentato del 5%, portando al 23% il rialzo accumulato da aprile e raggiungendo i livelli più elevati da maggio 2023.

Secondo Areté, la crescita riflette le persistenti tensioni sui costi di produzione, in particolare quelli della cellulosa e dell’energia. Le analisi indicano che, dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran, i prezzi del gas e dell’energia sono aumentati rispettivamente del 130% e dell’80%, tornando ai massimi dal 2023 e aumentando la pressione sull’industria cartaria. A questi fattori si aggiungono gli elevati costi del legno nei Paesi nordici e una disponibilità globale di cellulosa più contenuta. Il mercato comincia inoltre a risentire delle fermate produttive e delle razionalizzazioni annunciate da diversi operatori in risposta agli alti costi di trasformazione. Per le imprese agroalimentari, il quadro evidenzia quindi una riduzione delle quotazioni di una materia prima impiegata in diverse lavorazioni, accompagnata da rincari sul versante degli imballaggi. Due dinamiche che incidono su componenti diverse dei costi aziendali e che richiedono attenzione nella pianificazione degli acquisti.

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