Cereali e semi oleosi: mercati in bilico tra geopolitica, clima ed energia

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I mercati di cereali e semi oleosi aprono marzo in un clima di marcata incertezza, sospesi tra tensioni geopolitiche, condizioni meteorologiche variabili e un rinnovato protagonismo dei fondi speculativi che sta alimentando la volatilità sulle principali borse merci internazionali. Secondo AHDB nel Regno Unito i future sul frumento foraggero hanno chiuso la settimana con un lieve progresso, ma con un ritmo inferiore rispetto ai benchmark europei e statunitensi. Questo scarto ha ampliato il differenziale tra vecchio e nuovo raccolto, lasciando intendere che le disponibilità domestiche di grano restano consistenti e continuano a pesare sulle scadenze più ravvicinate.

Sui mercati globali il grano ha mostrato maggiore tonicità. Le quotazioni a Parigi e Chicago sono salite, sostenute dall’inasprirsi delle tensioni tra Stati Uniti e Iran e da condizioni meteo contrastanti nelle aree chiave per il grano invernale americano. Le precipitazioni attese negli Usa restano un osservato speciale, in un contesto in cui l’equilibrio tra rischio climatico e ampia offerta mondiale appare ancora fragile.

Anche le gare d’acquisto avviate da importanti Paesi importatori hanno contribuito a dare sostegno ai prezzi, pur senza innescare movimenti esplosivi, vista la forte concorrenza all’export tra le principali origini. Determinante è poi la variabile energetica. Il petrolio ha ripreso a correre dopo l’escalation in Medio Oriente, e il rafforzamento del greggio tende a riflettersi sui costi logistici e sulle dinamiche dei biocarburanti, con effetti indiretti soprattutto sul comparto delle oleaginose.

In Francia, le piogge eccezionali di febbraio hanno inciso sullo stato delle colture invernali. Le valutazioni ufficiali segnalano un lieve peggioramento delle condizioni del frumento tenero e dell’orzo, mentre le semine primaverili risultano in ritardo rispetto alla media stagionale. Le previsioni meteo per le prossime settimane appaiono tuttavia più favorevoli. Sul fronte dell’orzo europeo, la domanda internazionale resta sostenuta e contribuisce a mantenere toniche le quotazioni all’export, in un quadro di buona competitività dell’offerta comunitaria.

Nel mercato fisico britannico, i prezzi del frumento consegna primavera hanno seguito l’andamento dei future, con aggiustamenti contenuti. Il differenziale tra grano panificabile e foraggero si mantiene stabile, segnalando un equilibrio tra domanda molitoria e disponibilità. Per la colza, i future parigini hanno evidenziato una dinamica più articolata, con oscillazioni influenzate sia dal cambio valutario sia dalle prospettive produttive per il 2026. In Ucraina, le gelate invernali potrebbero aver compromesso parte delle superfici, mentre in Europa le condizioni climatiche irregolari inducono gli analisti a rivedere con cautela le stime.

A Chicago, l’olio di soia ha mostrato un rafforzamento deciso, trainato dalle aspettative sulla domanda di biocarburanti e dall’andamento del greggio. I semi di soia seguono con maggiore prudenza, in attesa di conferme sugli scambi internazionali. L’attenzione degli operatori si concentra ora sui prossimi aggiornamenti ufficiali. Nel complesso, il quadro resta dominato dall’incertezza. Geopolitica, clima ed energia continueranno a rappresentare le variabili centrali per i mercati agricoli nelle prossime settimane, con filiere e operatori chiamati a gestire uno scenario in cui la volatilità appare destinata a rimanere strutturalmente elevata.

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