Derivati del latte in rialzo e mais europeo ai massimi. Produzione di noci USA in calo del 16%

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I mercati internazionali delle materie prime agroalimentari continuano a mostrare andamenti differenziati, con nuovi rialzi per i derivati del latte e il mais europeo, mentre la riduzione delle prospettive produttive statunitensi sta frenando la discesa dei prezzi delle noci. È quanto emerge dall’ultima analisi di Areté, che evidenzia tensioni legate alla domanda, alle condizioni climatiche e agli equilibri commerciali internazionali.

Nel comparto lattiero-caseario, settembre ha confermato la tendenza rialzista già osservata ad agosto. Sulla piazza tedesca di Kempten, il burro ha registrato un incremento mensile del 2,5%, mentre la polvere di latte scremato è aumentata del 9,5% e quella di latte intero dell’11,6%. In crescita anche l’edamer (+3,5%) e la polvere di siero (+2,5%). Secondo Areté, a sostenere i rincari è soprattutto la componente proteica, con il premio del burro rispetto alla polvere di latte sceso di oltre il 15%, ai minimi dal 2020.

Il confronto annuale mostra tuttavia dinamiche contrastanti. Rispetto a settembre 2025, il burro costa il 33% in meno, la polvere di latte intero il 4,3% e l’edamer il 19%. Al contrario, la polvere di latte scremato registra un aumento del 41,5% e quella di siero del 76,3%, sostenute dalla crescente domanda di proteine legata anche all’alimentazione sportiva e alla diffusione dei farmaci contro l’obesità.

Particolarmente critica la situazione del mais europeo, le cui quotazioni Euronext risultano superiori del 46% rispetto a settembre 2025, mentre sulla piazza di Bologna l’incremento raggiunge il 15%. A pesare sono soprattutto il peggioramento delle prospettive produttive nell’Unione Europea e le difficoltà nelle esportazioni ucraine.

La Commissione europea ha infatti ridotto le previsioni di produzione per la campagna 2026/27 a 48,3 milioni di tonnellate, il livello più basso dal 1994. In Francia, a fine settembre, soltanto il 23% delle colture risultava in condizioni buone o eccellenti. Secondo le stime USDA, la contrazione dell’offerta porterà le importazioni europee a livelli record, con un aumento del 17,5%, mentre le scorte diminuiranno del 18%, raggiungendo i minimi dalla campagna 2007/08.

A complicare ulteriormente il quadro contribuisce l’Ucraina, dove le piogge rallentano la raccolta e gli attacchi russi ostacolano i traffici attraverso il Mar Nero. Negli Stati Uniti, invece, il miglioramento delle stime produttive ha favorito una flessione delle quotazioni a inizio ottobre, ampliando il differenziale con il mercato europeo fino a circa 98 euro per tonnellata, oltre il doppio della media delle ultime cinque campagne.

Segnali di cambiamento arrivano infine dal mercato delle noci. Secondo le prime stime USDA, la produzione statunitense 2026/27 dovrebbe diminuire del 16%, attestandosi intorno a 617mila tonnellate, contro le 689.500 previste a luglio da Nutfruit. Il ridimensionamento è attribuito soprattutto a rese inferiori alle aspettative, penalizzate dalle condizioni meteorologiche, mentre le superfici produttive rimangono sostanzialmente stabili.

La minore disponibilità statunitense, insieme alla flessione del raccolto cileno, già quasi interamente commercializzato, sta contribuendo a rallentare la tendenza ribassista dei prezzi che aveva caratterizzato la precedente campagna. Un quadro che, secondo Areté, conferma quanto gli equilibri delle principali filiere agroalimentari restino esposti alle oscillazioni produttive e commerciali internazionali.

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