Hilton Food Group ridefinisce le priorità strategiche e torna a puntare con decisione sul core business delle carni e dei prodotti freschi preparati, archiviando una revisione interna che rafforza la centralità di queste attività nel percorso di crescita del gruppo britannico quotato a Londra. L’analisi, avviata nel 2025 sotto la guida dell’ex CEO Steve Murrells e conclusa nelle scorse ore, ha evidenziato come le operazioni legate alla carne continuino a rappresentare il principale motore industriale e commerciale dell’azienda, in un contesto globale caratterizzato da pressioni inflattive e volatilità delle filiere. A tracciare la nuova rotta è il presidente esecutivo Mark Allen, prossimo alla nomina ufficiale come amministratore delegato, che ha sottolineato come la crescita futura sarà trainata proprio dalle attività core, con un focus su efficienza operativa e sviluppo nei mercati chiave.
Fondata nel 1994 come operatore specializzato nella lavorazione di carne bovina e ovina per la GDO britannica, Hilton Food Group si è progressivamente trasformata in un player internazionale attivo in Europa, Nord America, Medio Oriente e Asia-Pacifico, ampliando nel tempo il proprio portafoglio attraverso acquisizioni mirate. Tra queste, spiccano quelle nel comparto ittico e nelle proteine alternative, che tuttavia oggi mostrano performance più deboli rispetto al core business e che per questo entrano in una nuova fase di gestione più selettiva.
Nel dettaglio, la divisione seafood ha registrato criticità evidenti: la controllata Seachill ha visto i volumi calare di quasi il 7% nell’ultimo esercizio, mentre il produttore di salmone Foppen ha risentito delle restrizioni normative sulle esportazioni verso gli Stati Uniti, con conseguente stop alla produzione in Grecia e impatti diretti sulle vendite. Diverso il quadro per il plant-based: la società olandese Dalco, acquisita integralmente nel 2021, ha segnato una crescita dei volumi dell’8,5%, ma continua a operare in perdita, confermando le difficoltà strutturali del segmento delle proteine alternative.
Alla luce di questi risultati, il gruppo ha deciso di separare la governance delle tre divisioni – Seachill, Foppen e Dalco – affidandole a leadership dedicate e limitando al contempo nuovi investimenti, con l’obiettivo dichiarato di aumentare la “flessibilità strategica” su questi asset. Una scelta che, in chiave industriale, lascia aperte diverse opzioni future, tra cui possibili partnership, riorganizzazioni o dismissioni, in linea con un approccio sempre più focalizzato sulla redditività. Sul fronte dei conti, Hilton Food Group ha chiuso l’ultimo esercizio con ricavi in crescita del 10,3% a 4,2 miliardi di sterline, sostenuti da una performance stabile nel comparto carne in Regno Unito, Irlanda ed Europa continentale e da un’espansione nei mercati Asia-Pacifico. I volumi complessivi delle attività continuative hanno registrato un incremento marginale dello 0,2%, mentre l’utile operativo si è attestato a 90,2 milioni di sterline, in lieve flessione rispetto ai 90,4 milioni dell’anno precedente, penalizzato in particolare dall’inflazione nel business ittico britannico.
In miglioramento invece l’utile netto, salito a 47,5 milioni di sterline dai 39,2 milioni precedenti, grazie a una minore incidenza fiscale. Per il 2026, il gruppo segnala un avvio in linea con le attese e conferma l’obiettivo di un utile ante imposte rettificato compreso tra 60 e 65 milioni di sterline, in calo rispetto ai 69 milioni dell’ultimo esercizio, a testimonianza di uno scenario ancora prudente. Positivo il riscontro dei mercati: il titolo ha registrato un rialzo superiore al 5% nelle ore successive all’annuncio, segnale di fiducia degli investitori verso una strategia più focalizzata e orientata alla creazione di valore nel lungo periodo.



















