Il passaggio generazionale rappresenta una leva di crescita per le imprese vitivinicole italiane, con effetti positivi sui ricavi e sugli investimenti, ma il settore deve fare i conti con un mercato sempre più complesso, l’aumento delle giacenze e la necessità di rafforzare la propria competitività internazionale. È quanto emerge dal Rapporto Strategico “Visione Vino 2026 – Radici profonde, sguardo lontano”, presentato a Voghera durante il primo Forum della Community Visione Vino di TEHA Group.
Secondo lo studio, le aziende familiari che hanno completato il ricambio generazionale registrano ricavi superiori dell’8,8% e investimenti maggiori di oltre il 18% rispetto alle altre realtà. Nel 2025 il 30,4% delle imprese familiari del comparto aveva già concluso questo percorso, mentre per il 39,2% il processo risultava ancora in corso. Il 65% del patrimonio vitivinicolo italiano è controllato dalle famiglie, percentuale che raggiunge l’81,5% considerando anche le cooperative. L’età media degli imprenditori del vino è di 45 anni, contro i 60 dell’agricoltura italiana.
La filiera vitivinicola estesa sostiene complessivamente 40,7 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 2,1% del PIL nazionale. Il settore in senso stretto genera 16,5 miliardi di fatturato, ai quali si aggiungono 20,3 miliardi provenienti dalle attività collegate, dalla distribuzione alla ristorazione. Il comparto conta 241mila aziende agricole, oltre 1.500 imprese industriali e 681mila ettari vitati. Nel 2025 la produzione ha raggiunto 44 milioni di ettolitri, mentre le esportazioni hanno generato 7,8 miliardi di euro, equivalenti al 47% del fatturato del settore.
Accanto al peso economico emergono tuttavia segnali di difficoltà. A giugno 2026 le giacenze nelle cantine italiane hanno raggiunto 46,5 milioni di ettolitri, equivalenti a circa 6,2 miliardi di bottiglie, in aumento del 6,7% rispetto all’anno precedente. Oltre l’80% delle scorte riguarda vini DOP e IGP, mentre il prezzo medio del vino italiano è diminuito del 10% su base annua. Le quotazioni dei vini DOP hanno registrato una flessione del 7%, attestandosi a 1,57 euro al litro.
«Si tratta di un disallineamento tra volumi disponibili e capacità di assorbimento della domanda che rischia di trasferire la pressione economica lungo tutta la filiera fino alla componente agricola», ha sottolineato Benedetta Brioschi, Partner e Responsabile Food&Retail di TEHA Group, evidenziando la necessità di rafforzare l’internazionalizzazione per accrescere il valore del vino italiano.
Un ulteriore elemento critico riguarda la frammentazione produttiva: il 94,9% delle aziende vitivinicole è di piccole dimensioni e genera il 48,8% del fatturato complessivo, mentre le medie imprese, pur rappresentando soltanto il 4,8% del totale, producono il 43,9% del giro d’affari. Aggregazioni, alleanze e rafforzamento delle competenze manageriali diventano quindi strumenti fondamentali per sostenere investimenti e innovazione.
Proprio sul fronte tecnologico emerge un ritardo nell’adozione dell’intelligenza artificiale. Soltanto tre cantine su dieci la utilizzano o la stanno sperimentando, mentre il 49% non ne fa ancora uso. Tra le aziende che hanno adottato queste soluzioni, il 50,7% le impiega nel marketing e nella comunicazione e il 35,6% nell’analisi dei dati di vendita. Ancora limitate le applicazioni nell’agricoltura di precisione, ferme all’8,2%, e nel monitoraggio climatico, al 4,1%. I consumatori mostrano invece una maggiore apertura: il 40% di chi utilizza strumenti digitali legati al vino ricorre già all’intelligenza artificiale o si dichiara molto propenso a impiegarla per organizzare esperienze enoturistiche. Un divario che, secondo il rapporto, rende ancora più urgente accompagnare il ricambio generazionale con investimenti tecnologici e una maggiore capacità di fare sistema.



















