La produzione di olio d’oliva italiano cresce del 31% ma l’export perde il 15%

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Commissione Europea trasparenza mercato olio oliva

La produzione italiana di olio d’oliva torna a crescere, mentre i prezzi dell’extravergine scendono dai livelli raggiunti negli ultimi anni. È il quadro presentato da ISMEA a Terra Madre Salone del Gusto, a Torino, nell’incontro dedicato ai mercati e alle prospettive della nuova campagna. Secondo le stime dell’istituto, nell’annata 2025-2026 l’Italia ha prodotto circa 325 mila tonnellate di olio, il 31% in più rispetto alla precedente, tornando al terzo posto tra i produttori mondiali. La crescita, però, non è stata uniforme: il recupero si concentra soprattutto al Sud, mentre molte regioni del Centro-Nord hanno registrato un calo.

Il settore conta 1,09 milioni di ettari coltivati a olivo, dei quali 289 mila biologici, circa 619 mila aziende e oltre 4.200 frantoi attivi. L’Italia detiene inoltre 51 riconoscimenti geografici per l’olio, suddivisi tra 42 Dop e 9 Igp. Sul mercato, la maggiore disponibilità di prodotto ha accompagnato la discesa delle quotazioni. All’inizio di settembre l’extravergine italiano sfuso si attestava poco sotto i 5 euro al chilo, dopo aver superato i 9 euro nelle campagne segnate dalla scarsa produzione mondiale. Il prezzo resta comunque superiore a quello rilevato da ISMEA in Spagna, Grecia e Tunisia, compreso fra 3,63 e 3,88 euro al chilo.

Nei primi sei mesi del 2026 sono diminuite le importazioni, anche grazie alla maggiore produzione interna. Le esportazioni, invece, hanno perso il 15% in volume e il 22% in valore: al calo delle vendite verso Stati Uniti e Germania si affiancano risultati migliori nel Regno Unito, in Polonia, nei Paesi Bassi e in Belgio.

In vista della nuova fase produttiva, i frantoi e le piccole e medie imprese del comparto possono contare sulla “Cambiale Frantoi Oleari”, misura da 40 milioni di euro del Ministero dell’Agricoltura gestita da ISMEA per sostenere le esigenze di liquidità. Il disegno di legge ColtivaItalia, attualmente all’esame del Senato, prevede inoltre 300 milioni di euro tra il 2027 e il 2029 per il Piano Olivicolo Italiano, destinati fra l’altro al recupero degli oliveti, all’aumento della produzione e all’ammodernamento delle infrastrutture irrigue.

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