Nel 2025 l’export di spirits statunitensi arretra, frenato dalle tensioni commerciali che hanno inciso in modo diretto sui principali mercati di destinazione. Secondo i dati del Distilled Spirits Council of the United States (DISCUS), il valore complessivo delle esportazioni si è attestato a 2,37 miliardi di dollari, in calo del 3,8% rispetto all’anno precedente. A pesare sul risultato è stato soprattutto il rallentamento in due mercati chiave, Canada e Unione europea, che insieme rappresentano una quota rilevante delle vendite estere del comparto. In particolare, il mercato canadese ha registrato una contrazione significativa dopo che diverse province hanno rimosso dagli scaffali i distillati americani a partire da marzo 2025.
Nel periodo compreso tra marzo e dicembre, le spedizioni verso il Canada sono crollate del 70%, passando da 203 milioni di dollari nel 2024 a soli 60 milioni nello stesso arco temporale del 2025. Alcune province, come Alberta e Saskatchewan, hanno successivamente riaperto alle vendite, ma gran parte delle restrizioni è rimasta in vigore, continuando a condizionare i flussi commerciali. Al netto del Canada, tuttavia, l’export di spirits statunitensi mostra segnali di tenuta, con una crescita del 2,5% nel 2025, a conferma del peso determinante del mercato canadese sul dato complessivo.
Anche l’Europa, pur rimanendo la principale destinazione con 1,2 miliardi di dollari e circa il 51% del totale, ha evidenziato una flessione del 2,8%. Particolarmente marcato il calo del whiskey americano verso l’UE, sceso del 35% a 454 milioni di dollari.
Secondo DISCUS, questa dinamica riflette in parte il fenomeno del “front-loading” registrato a fine 2024, quando i produttori hanno anticipato le spedizioni in vista di possibili dazi europei legati alle dispute commerciali su acciaio, alluminio e settore automotive. Il contesto resta infatti caratterizzato da forte incertezza. L’ipotesi di un dazio del 30% su tutti gli spirits americani, collegata alle tensioni commerciali transatlantiche, è stata sospesa più volte, da ultimo fino al 6 agosto 2026. Parallelamente, una minaccia di dazio del 50% sul whiskey statunitense, prevista per aprile 2025, non è stata poi applicata.
A compensare parzialmente le difficoltà nei mercati maturi sono intervenute le performance positive in altre aree geografiche. Le esportazioni verso il resto del mondo sono cresciute del 13,2%, trainate in particolare da Paesi come Brasile e Regno Unito. Nel complesso, i primi cinque mercati di sbocco restano Unione europea (1,2 miliardi di dollari), Regno Unito (153 milioni), Australia (138 milioni), Messico (127 milioni) e Canada (89 milioni), che insieme rappresentano il 72% dell’export totale.
Dal punto di vista merceologico, il whiskey americano si conferma la principale categoria con 1,08 miliardi di dollari, nonostante una contrazione del 19%. La sua incidenza sul totale scende però al 45%, minimo storico e per la prima volta sotto la soglia del 50% dal 1996.
Seguono liquori e cordiali con 511 milioni di dollari, mentre vodka e rum registrano flessioni del 3%, attestandosi rispettivamente a 282 e 90 milioni. In calo più marcato il gin (-13% a 48 milioni), mentre il brandy si distingue in controtendenza con una crescita del 57% fino a 35 milioni di dollari. Il quadro complessivo evidenzia quindi una crescente esposizione del settore alle dinamiche geopolitiche e commerciali. Come sottolineato dal presidente e CEO di DISCUS, Chris Swonger, il calo dell’export mette in luce la vulnerabilità dell’industria all’incertezza del commercio globale e rafforza la necessità di un ritorno stabile a un regime di dazi zero su zero per i prodotti spirits.



















