Mutti trasforma 775mila tonnellate di pomodoro in una stagione segnata dal clima estremo

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Mutti chiude la campagna del pomodoro 2026 con 775mila tonnellate di materia prima lavorata, in una stagione segnata da caldo estremo, grandinate e rese agricole inferiori alla media degli ultimi cinque anni. Il volume supera le 725mila tonnellate trasformate nel 2025, con un incremento di circa il 6,9%, mentre il bilancio dell’annata riporta al centro le difficoltà dell’agroalimentare di fronte alla crescente instabilità climatica.

La raccolta e la trasformazione sono iniziate intorno alla prima settimana di luglio, segnando l’avvio più precoce di sempre per il gruppo. Un anticipo legato alla maturazione accelerata dal caldo, che ha richiesto l’apertura anticipata degli stabilimenti per rispondere alle esigenze di conferimento degli agricoltori.

Le temperature eccezionalmente elevate e le violente grandinate hanno compromesso lo sviluppo delle piante, soprattutto nel Nord Italia, dove le rese per ettaro sono scese sotto la media quinquennale. Nella seconda parte dell’estate si è registrata anche una significativa diminuzione del grado Brix, parametro che misura il contenuto di solidi solubili del pomodoro ed è rilevante per la trasformazione industriale.

«Dal punto di vista agronomico, la stagione 2026 ha confermato che la crisi climatica ci pone di fronte a scenari sconosciuti e per i quali non siamo ancora pienamente preparati», ha dichiarato Massimo Perboni, direttore del Servizio Agricolo di Mutti. Secondo l’azienda, la collaborazione con i produttori e la flessibilità degli impianti hanno consentito di mantenere la continuità operativa e gli standard qualitativi del prodotto finale.

Il Sud Italia ha mostrato una maggiore tenuta produttiva, con risultati qualitativi particolarmente positivi per il pomodoro destinato ai pelati. Una differenza territoriale che ha caratterizzato una campagna complessa, nella quale sono emerse anomalie agronomiche indicate dal gruppo come elementi di attenzione per tutto il comparto.

Accanto al clima, la stagione ha evidenziato la necessità di coordinare meglio le superfici coltivate e la capacità di assorbimento dell’industria. All’inizio della campagna, l’ampia estensione delle coltivazioni nazionali aveva fatto emergere il rischio di un’offerta superiore ai volumi gestibili dagli stabilimenti di trasformazione.

Il successivo calo delle rese rispetto alle previsioni ha progressivamente ridimensionato questo squilibrio, contribuendo a riequilibrare i quantitativi complessivi. Un esito che richiama però l’esigenza di una programmazione più precisa, senza affidare la gestione dei volumi alle conseguenze degli eventi meteorologici.

Mutti ha confermato il proprio sistema di premialità per i partner agricoli, dal Premio Qualità al Pomodorino d’Oro, insieme agli incentivi per il prodotto precoce. Strumenti con cui il gruppo punta a sostenere la qualità della materia prima e la continuità dei rapporti di filiera.

Per l’amministratore delegato Francesco Mutti, il risultato industriale non attenua l’urgenza di affrontare la vulnerabilità del sistema agricolo, a partire dalla disponibilità d’acqua. La progressiva scomparsa di ghiacciai e nevai, osserva, espone la Pianura Padana a estati sempre più asciutte, con conseguenze che vanno oltre la produzione di pomodoro.

«Non possiamo più fare affidamento a fattori esogeni, né tantomeno permetterci di attendere il disastro prima di agire», ha affermato l’ad. «Mutti continuerà a fare la propria parte investendo in qualità e valore per i partner, ma senza interventi infrastrutturali immediati e una programmazione responsabile, è l’intero Made in Italy a correre un rischio sistemico». La campagna appena conclusa consegna un aumento dei volumi trasformati, ma anche un’indicazione per il futuro della filiera: rafforzare infrastrutture idriche e coordinamento produttivo diventa essenziale per affrontare stagioni sempre meno prevedibili.

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