La campagna 2026 del pomodoro da industria nel Nord Italia si chiude con un bilancio caratterizzato da volumi record, ma anche da rese agricole tra le più basse degli ultimi anni e costi di produzione in aumento lungo tutta la filiera. Secondo i dati diffusi dall’Organizzazione Interprofessionale OI Pomodoro da Industria Nord Italia, il quantitativo complessivamente conferito agli stabilimenti di trasformazione ha raggiunto 3,2 milioni di tonnellate, un risultato senza precedenti per l’areale che comprende Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto e provincia autonoma di Bolzano, ma inferiore di circa il 14% rispetto ai volumi contrattati.
Le superfici coltivate hanno raggiunto 48.349 ettari, di cui 43.477 destinati alla produzione integrata e 4.872 al biologico, che rappresenta il 10,1% del totale. L’incremento degli ettari investiti non si è tuttavia tradotto in una crescita proporzionale della produzione, a causa delle condizioni climatiche particolarmente sfavorevoli che hanno compromesso la produttività delle coltivazioni. La resa media si è infatti fermata a 66,3 tonnellate per ettaro, contro le 71,6 tonnellate registrate mediamente nell’ultimo quinquennio. Nel dettaglio, la produzione integrata ha raggiunto 68 tonnellate per ettaro, mentre quella biologica si è attestata a 51,3 tonnellate, valori tra i più bassi rilevati dall’organizzazione dal 2011.
La campagna era iniziata il 27 marzo con la sottoscrizione dell’accordo quadro tra parte agricola e industriale, mentre i trapianti si sono protratti fino al 20 giugno circa. Raccolta e trasformazione hanno preso il via il 10 luglio, in significativo anticipo rispetto all’andamento storico. A condizionare la stagione sono state soprattutto le temperature eccezionalmente elevate, la scarsità di precipitazioni e le notti particolarmente calde, che hanno provocato stress alle colture durante la fioritura, determinando la perdita di fiori e la formazione di frutti di dimensioni inferiori alla norma.
Ulteriori difficoltà sono derivate dalla limitata disponibilità di acqua irrigua e dalle restrizioni all’utilizzo delle risorse superficiali, che hanno costretto numerose aziende agricole a ricorrere ai pozzi, con un conseguente incremento dei consumi energetici. Nel mese di luglio, inoltre, violente grandinate hanno danneggiato migliaia di ettari, colpendo soprattutto le province di Mantova, Modena e Ferrara. A pesare sui bilanci delle imprese agricole si è aggiunto il rincaro dei carburanti, particolarmente evidente a partire da aprile.
Anche l’industria di trasformazione ha dovuto affrontare una stagione complessa, segnata dall’elevato costo di gas ed energia elettrica e dalle basse rese industriali, che hanno ridotto i quantitativi di prodotto finito rispetto alle previsioni. La concentrazione delle consegne tra luglio e metà agosto ha inoltre richiesto uno sforzo organizzativo straordinario, affrontato attraverso il coordinamento tra organizzazioni dei produttori e stabilimenti.
In vista del 2027, la priorità diventa quindi una programmazione produttiva più tempestiva e condivisa. «L’obiettivo è rafforzare il coordinamento tra i diversi attori della filiera, rendendo la programmazione più tempestiva e consapevole, per affrontare l’incertezza climatica, migliorare l’equilibrio tra domanda e offerta e tutelare la sostenibilità economica della produzione agricola e industriale del pomodoro da industria nel Nord Italia», sottolinea Giuseppe Romanini, presidente dell’OI, che propone un metodo di lavoro basato su scadenze definite e sulla condivisione sistematica dei dati tra agricoltori e industria.



















