Le banane restano tra i prodotti più economici sugli scaffali dei supermercati, ma la tenuta della filiera è sempre più esposta all’aumento dei costi, agli effetti del cambiamento climatico e alle malattie delle colture. A lanciare l’allarme sono Fairtrade Foundation e Fyffes, tra i principali fornitori internazionali del settore, che chiedono prezzi capaci di sostenere la produzione e una maggiore condivisione delle responsabilità lungo la catena commerciale.
Il caso britannico evidenzia la distanza tra prezzi al consumo e pressioni sulle aziende agricole: secondo le due organizzazioni, nel Regno Unito le banane costano ancora meno che nel 1987, nonostante decenni di inflazione e rincari di manodopera, mezzi di produzione e interventi per l’adattamento climatico. Un accesso conveniente per i consumatori che, avvertono, rischia di poggiare su condizioni economiche sempre più fragili per chi coltiva il frutto.
Alla vigilia di Fruit Attraction 2026, a Madrid, Anna Pierides, senior partnerships lead della Fairtrade Foundation, ha invitato distributori e altri operatori della filiera a riconoscere prezzi più equi ai produttori. La richiesta parte dalla sovrapposizione di minacce che le aziende agricole devono affrontare, spesso senza risorse sufficienti per assorbirne le conseguenze.
Gli eventi meteorologici estremi diventano più frequenti e intensi, mentre El Niño porta siccità, inondazioni e stagioni imprevedibili. A questi fattori si aggiunge la diffusione di malattie come il Fusarium TR4, che minaccia le coltivazioni nelle regioni produttrici. L’instabilità geopolitica complica inoltre le rotte commerciali e contribuisce ad aumentare i costi di fertilizzanti e trasporti, insieme alle altre spese operative.
Secondo Fairtrade, gli agricoltori si trovano così a sostenere gli effetti di crisi che non hanno provocato, pur essendo gli attori della filiera con minore capacità di affrontare costi aggiuntivi. Il problema riguarda anche l’occupazione: la produzione di banane sostiene centinaia di migliaia di posti di lavoro in America Latina e nelle altre aree di coltivazione.
Per Pierides, la questione investe direttamente il futuro dell’approvvigionamento alimentare. Se i ricavi non coprono il costo effettivo di una produzione sostenibile, i coltivatori non possono finanziare adeguatamente la lotta alle malattie o gli interventi necessari per adattarsi al clima. La solidità dei produttori diventa quindi una condizione essenziale per garantire continuità alle forniture.
Fairtrade chiede anche un intervento del governo britannico, attraverso una legge sulla responsabilità delle imprese che introduca obblighi di dovuta diligenza in materia di diritti umani e ambiente. Per la fondazione, le iniziative volontarie non bastano a correggere un sistema che premia il prezzo più basso, e i costi degli adempimenti devono evitare di ricadere ulteriormente su agricoltori e lavoratori.
Sulla stessa linea Fyffes, che sollecita una collaborazione più stretta tra coltivatori, produttori, importatori e distributori per costruire un modello economicamente sostenibile. Il direttore commerciale Frank Burkhardt osserva che il settore ha assorbito per anni gli aumenti dei costi, ma questa capacità è ormai arrivata al limite.
Gli investimenti richiesti per l’adattamento climatico, le pratiche agricole responsabili e il benessere dei lavoratori dipendono, sottolinea l’azienda, dalla redditività delle aziende agricole e della filiera. Senza ritorni economici adeguati per i produttori, anche la disponibilità futura del prodotto viene messa a rischio.
Fyffes riferisce intanto di proseguire gli investimenti in innovazione e sostenibilità, con l’obiettivo di approvvigionarsi entro il 2035 per il 30% da sistemi di agricoltura rigenerativa. Un percorso che, nel messaggio condiviso con Fairtrade, richiede al mercato di riconoscere il costo reale della produzione e della distribuzione delle banane.



















