Nel retail alimentare britannico la disponibilità dei prodotti a scaffale supera ormai il prezzo come principale leva di fidelizzazione. È quanto emerge dal nuovo report “The Availability Effect: Why trust, margin and loyalty start at the shelf edge”, realizzato da DHL Supply Chain in collaborazione con Retail Economics, che quantifica in 2,1 miliardi di sterline le vendite a rischio a causa delle rotture di stock. Lo studio si basa su audit nei punti vendita, su un sondaggio condotto su 2.000 famiglie britanniche e su modelli econometrici volti a misurare l’impatto comportamentale e finanziario delle assenze a scaffale.
Secondo l’analisi, un viaggio di spesa su cinque include almeno un prodotto mancante, pari a circa 930 milioni di visite annue influenzate da stock-out. A livello settoriale, ciò si traduce in 2,1 miliardi di sterline di vendite “dislocate”, ovvero spostate verso altri retailer o perse del tutto. Il dato più significativo riguarda la fedeltà: il 44% dei consumatori ha cambiato o aggiunto un supermercato nell’ultimo anno a causa di problemi di disponibilità. Tra gli under 45 la quota sale a quasi due terzi, segnalando una minore tolleranza alle inefficienze operative.
Il 59% degli intervistati afferma inoltre che la disponibilità è una delle ragioni principali per cui acquista presso più insegne, mentre un consumatore su tre dichiara di dare priorità alla presenza del prodotto rispetto al prezzo. Particolarmente esposto risulta il canale convenience: pur rappresentando circa un quinto delle vendite grocery complessive, concentra quasi la metà della spesa dislocata legata alle rotture di stock.
I livelli di disponibilità nel convenience si attestano tipicamente tra l’80% e l’85%, contro oltre il 90% di supermercati e ipermercati, con il 63% degli shopper convinto che la situazione sia peggiore nei negozi di prossimità. “Anche piccoli vuoti a scaffale possono incidere in modo significativo sulla percezione del retailer”, ha commentato Nick Archer, managing director convenience e consumer di DHL Supply Chain. “Nonostante la pressione sui budget familiari, la fedeltà oggi è guidata da fattori che vanno oltre il prezzo”.
In un mercato dove il passaggio da un’insegna all’altra è immediato, la disponibilità diventa quindi molto più di un indicatore operativo: è una variabile strategica. “Essere competitivi richiede precisione, capacità di prevedere le interruzioni, integrare i dati ed eseguire in modo efficiente”, ha aggiunto Archer. Richard Lim, chief executive di Retail Economics, sottolinea come stili di vita frenetici, lavoro ibrido e carrelli più piccoli ma frequenti abbiano innalzato le aspettative. “I clienti vogliono trovare rapidamente ciò che cercano. La disponibilità è diventata il segnale più chiaro di affidabilità”.
Il fenomeno non riguarda soltanto il grocery, ma si estende a tutti i comparti retail, dalla moda al beauty. Per le insegne britanniche il messaggio è chiaro: in un contesto di competizione elevata e margini compressi, la battaglia per la loyalty si gioca sempre più sullo scaffale. Chi saprà garantire continuità di assortimento, supportata da supply chain predittive e integrate, sarà anche chi conquisterà fiducia e fedeltà nel lungo periodo.



















