Vino europeo a 139 milioni di ettolitri, l’Italia mantiene il primato tra scorte elevate e consumi in calo

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L’Italia si prepara a una vendemmia da 41,1 milioni di ettolitri di vini e mosti, in calo del 7,4% rispetto ai 44,4 milioni del 2025, ma conserva il primo posto tra i produttori europei e mondiali. È quanto emerge dalle stime dell’Osservatorio dei mercati agricoli della Direzione generale Agricoltura della Commissione europea, elaborate dall’Osservatorio dell’Unione italiana vini insieme ai dati Agea. Il quadro descrive un’annata anticipata dall’andamento meteorologico e complessa per i principali Paesi produttori, con risultati differenti all’interno dell’Unione.

La produzione italiana attesa si colloca al di sotto sia della media del periodo 2020-2026 sia di quella del 2000-2006, quando i volumi raggiungevano 50,4 milioni di ettolitri. Nel confronto di lungo periodo, tuttavia, l’Italia risulta il Paese che ha ridotto meno la produzione tra i tre maggiori protagonisti europei: la contrazione indicata sul ventennio è di circa il 10%, contro il 13% della Spagna e oltre il 25% della Francia. Un dato che assume rilievo alla luce delle giacenze italiane, superiori ai quantitativi di un’intera vendemmia, e della riduzione strutturale dei consumi, che interessa da anni tanto il mercato interno quanto quello internazionale.

La principale novità della stagione riguarda il sorpasso della Spagna sulla Francia. La produzione spagnola dovrebbe raggiungere 37,6 milioni di ettolitri, con una crescita del 13,4% rispetto al 2025, sufficiente a conquistare il secondo posto nella graduatoria dei produttori. La Francia dovrebbe invece fermarsi a 33,8 milioni di ettolitri, in diminuzione del 2% sull’anno precedente e in linea con le previsioni diffuse nei mesi scorsi. Per il settore transalpino, il risultato confermerebbe una contrazione particolarmente marcata rispetto ai livelli medi degli ultimi vent’anni.

Nel complesso, la produzione dell’Unione europea è stimata a 139,2 milioni di ettolitri, sostanzialmente stabile rispetto al 2025, ma inferiore di oltre il 16% alla media del ventennio. L’equilibrio del dato comunitario nasce quindi dalla compensazione tra il recupero di alcuni Paesi e le flessioni registrate da altri, senza segnare un ritorno ai volumi del passato.

Oltre alla Spagna, crescono Germania, Portogallo e Romania. La produzione tedesca dovrebbe passare da 7,5 a 8 milioni di ettolitri, quella portoghese da 5,9 a 6,6 milioni e quella romena da 3,4 a 4,5 milioni. Più difficile il quadro per l’Ungheria, dove i volumi scenderebbero da 3 a 1,75 milioni di ettolitri, e per l’Austria, attesa a 1,74 milioni contro i 2,5 milioni dell’anno precedente. La Grecia dovrebbe invece mantenersi stabile a 1,66 milioni di ettolitri.

Per la filiera italiana, il primato produttivo si accompagna dunque alla necessità di confrontarsi con un mercato che assorbe meno vino. Il calo della vendemmia interviene in un contesto segnato da scorte elevate, mentre la maggiore tenuta dei volumi rispetto agli altri grandi produttori rende centrale il rapporto tra offerta e domanda. La lettura dei dati non riguarda soltanto la quantità raccolta, ma anche la capacità del comparto di trovare sbocchi commerciali in uno scenario di consumi in progressiva riduzione.

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