Offerta in eccesso e margini sotto pressione: mercato del latte Uk tra volatilità e domanda resiliente

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Il mercato lattiero-caseario britannico ed europeo entra nel 2026 con un nodo strutturale ancora irrisolto: le forniture di latte restano superiori alla capacità di trasformazione, esercitando una pressione costante sui prezzi all’origine, come evidenziato dalle analisi di AHDB. Dopo una fase di rimbalzo legata alla crescita della domanda e alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, i listini tornano infatti a indebolirsi, mentre i costi di produzione aumentano lungo la filiera, comprimendo i margini soprattutto lato allevatori.

Nel primo trimestre dell’anno le consegne di latte nel Regno Unito sono cresciute del 3,1% su base annua, con incrementi del 3,7% a gennaio e febbraio e dell’1,8% a marzo. Il dato si inserisce però in un contesto già espansivo, con una produzione che resta del 4,2% sopra la media quinquennale. Il bilancio dell’anno lattiero-caseario si chiude così su livelli record, a 13,02 miliardi di litri, mentre per il prossimo ciclo si prevede una sostanziale stabilizzazione a 13,04 miliardi, segnale di un’offerta ancora abbondante nonostante il rallentamento della crescita.

A sostenere i volumi contribuisce l’aumento delle rese per capo, che compensa il calo del numero di bovini: la mandria lattifera britannica è scesa a 1,60 milioni di capi, minimo da dieci anni. Sul fronte globale, la produzione continua a crescere, trainata soprattutto da Unione europea e Stati Uniti, con incrementi rispettivamente del 5,2% e del 3,3%. Anche Italia, Germania e Francia registrano aumenti significativi, confermando un quadro di offerta ampia nei principali bacini esportatori.

Nonostante ciò, il primo trimestre ha sorpreso per il recupero dei prezzi all’ingrosso, sostenuti da fattori finanziari e da timori legati alla disponibilità di prodotto in un contesto geopolitico incerto. L’indice delle aste internazionali ha segnato un aumento complessivo del 28,7% nel trimestre, prima di tornare a calare ad aprile. Tra i prodotti, il latte in polvere scremato si distingue per la performance più solida, sostenuto dalla domanda di proteine e da una minore disponibilità globale, mentre burro e panna mostrano maggiore volatilità, con segnali di indebolimento più recenti.

Il valore del latte di mercato ha registrato un recupero fino a 35,4 pence per litro a marzo, lasciando intravedere possibili rialzi dei prezzi alla stalla nei mesi successivi, anche se il quadro resta incerto. I prezzi alla produzione, fermi a una media di 36,1 pence per litro a febbraio, risultano in calo di circa 10 pence rispetto all’autunno 2025, con una fase di stabilizzazione che coinvolge la maggior parte dei trasformatori e della distribuzione.

Sul fronte dei costi, la situazione appare più critica: il conflitto in Medio Oriente sta incidendo su energia, fertilizzanti e logistica, con aumenti fino al 30% per alcuni input come il nitrato ammonico, aggravando ulteriormente la pressione sui margini agricoli, come rilevato ancora da AHDB. La domanda al dettaglio si mantiene nel complesso stabile, con una crescente attenzione dei consumatori verso prodotti ad alto contenuto proteico che sostiene categorie come yogurt e formaggi freschi.

I volumi complessivi di lattiero-caseari risultano leggermente in calo (-0,2%), ma la spesa cresce del 5% grazie all’aumento dei prezzi medi. In evidenza yogurt (+6,6% a volume) e formaggi (+1,9%), mentre il latte fresco registra una contrazione dei consumi. Sul fronte internazionale, la competitività dei prezzi sostiene l’export: nel quarto trimestre 2025 le esportazioni britanniche sono cresciute del 28% in volume, raggiungendo 367 mila tonnellate, con un valore di 551 milioni di sterline.

L’espansione riguarda tutte le principali categorie, in particolare latte e panna, polveri e formaggi, mentre le importazioni mostrano una leggera flessione. Nel complesso, il settore si muove in un equilibrio fragile tra eccesso di offerta, volatilità dei mercati e tensioni sui costi, con prospettive condizionate dall’evoluzione geopolitica e dalla capacità della domanda di assorbire i volumi disponibili.

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