Allarme Unione Italiana Vini sugli Stati Uniti: export in calo del 17% nel primo anno di dazi

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Il mercato americano continua a pesare sui conti del vino italiano. Secondo l’analisi dell’Osservatorio di Unione Italiana Vini (UIV), nei primi dodici mesi dall’introduzione delle tariffe aggiuntive statunitensi il settore ha perso oltre 340 milioni di euro di export verso gli Stati Uniti, con una contrazione del 17% a valore e volumi scesi del 9%, ai minimi degli ultimi dieci anni.

Il dato arriva in un momento già delicato per il comparto. Nel primo bimestre del 2026, secondo le rilevazioni Istat, l’export complessivo del vino italiano ha registrato un calo tendenziale del 13,3%, fermandosi a 1,03 miliardi di euro. A incidere in modo decisivo è proprio la frenata del mercato americano, che rappresenta il primo sbocco commerciale per il vino tricolore con una quota export pre-dazi pari al 24% e spedizioni annue vicine ai 2 miliardi di euro.

Nel periodo compreso tra aprile 2025 e marzo 2026, il valore delle esportazioni verso gli Stati Uniti è sceso a 1,65 miliardi di euro contro gli 1,99 miliardi dello stesso periodo precedente. I vini fermi in bottiglia hanno accusato la flessione più marcata, con ricavi scesi a 1,05 miliardi di euro e un calo vicino al 19%, mentre gli sparkling hanno perso il 14%, attestandosi a 588 milioni di euro.

Secondo UIV, le aziende italiane hanno cercato di contenere l’impatto delle tariffe riducendo i listini medi di quasi il 9%, alleggerendo così il peso dei dazi sui consumatori americani. Una strategia che però ha contribuito alla contrazione del valore medio delle esportazioni.

Nonostante il quadro negativo, emergono alcuni segnali di possibile stabilizzazione. A marzo si è registrato, per la prima volta dopo nove mesi consecutivi di calo, un leggero incremento dei volumi spediti oltreoceano, mentre ad aprile sarebbe attesa una lieve ripresa del valore. Il primo trimestre del 2026 resta comunque fortemente negativo, soprattutto sul fronte del fatturato, in calo del 21%.

Anche i dati sui consumi statunitensi, elaborati da SipSource, mostrano una lieve ripresa del vino italiano nel mese di marzo. Se il trend dovesse consolidarsi nei prossimi mesi, potrebbe tradursi in un graduale ritorno degli ordini.

“Nel contesto già reso difficile dal calo strutturale dei consumi in termini di volume – ha dichiarato il presidente di UIV, Lamberto Frescobaldi – i dazi e la conseguente svalutazione del dollaro hanno ulteriormente accentuato il ribasso su un mercato decisivo per il nostro vino”.

Frescobaldi ha quindi chiesto una risposta politica e diplomatica a livello europeo: “Ci aspettiamo una forte reazione della diplomazia europea per arrivare, nei prossimi mesi, alla stabilizzazione dei rapporti con gli Usa, anche attraverso la chiusura dell’accordo di Turnberry”.

Il presidente di UIV ha inoltre richiamato le recenti riflessioni di Mario Draghi sulla necessità di rafforzare il mercato interno europeo, chiedendo ai 27 Stati membri di abbattere le barriere legislative che, secondo il settore, equivalgono a un “dazio interno” del 45% sui beni manifatturieri.

Per Frescobaldi, la risposta alla crisi passa anche da un rafforzamento delle attività promozionali sui mercati internazionali: “Alle difficoltà dei mercati si deve rispondere con una presenza proporzionalmente maggiore in termini di promozione. Per questo il supporto delle istituzioni sarà determinante”.

Nel complesso, il primo trimestre 2026 evidenzia una sofferenza diffusa dell’export verso i Paesi extra-Ue, in calo del 12,5% a valore. Oltre agli Stati Uniti, arretrano anche Regno Unito (-11%) e Svizzera (-10%), mentre il Canada resta stabile (+0,4%). In crescita invece Russia (+27%) e Brasile (+12%), mentre il Giappone perde il 6%.

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