L’export italiano verso i Paesi extra Ue rallenta su base congiunturale ad aprile 2026, ma continua a mostrare segnali di solidità su base annua, con effetti che coinvolgono direttamente anche l’industria alimentare e il retail. Secondo i dati diffusi dall’Istat, le esportazioni complessive verso i mercati extra europei calano del 2,8% rispetto a marzo, mentre le importazioni crescono dell’1,3%, spinte soprattutto dall’energia.
Al netto delle vendite straordinarie di mezzi di navigazione registrate nel mese precedente, però, l’export evidenzierebbe una crescita congiunturale dell’1,5%, segnale di una domanda internazionale ancora dinamica per molte filiere produttive italiane.
Per il settore alimentare e per i beni di largo consumo emerge un quadro in chiaroscuro. I beni di consumo non durevoli, categoria che comprende anche gran parte dei prodotti food e grocery, registrano ad aprile una flessione mensile del 2,4%, ma mantengono una crescita tendenziale del 5,7% rispetto allo stesso mese del 2025.
Nel complesso, i beni di consumo mostrano un avanzo commerciale di 4,4 miliardi di euro nel mese e di quasi 15 miliardi nel quadrimestre gennaio-aprile, confermando il contributo positivo delle produzioni italiane orientate al consumo internazionale.
A sostenere la crescita dell’export extra Ue sono soprattutto i mercati di Svizzera (+39,4%), Cina (+36%) e Stati Uniti (+12,1%), aree strategiche anche per il food italiano, il beverage e i prodotti premium distribuiti dalla grande distribuzione organizzata e dal canale specialty retail.
Più debole invece il Regno Unito, dove le esportazioni italiane segnano un calo del 3%, mentre crollano le vendite verso la Turchia (-21,3%). Sul fronte delle importazioni, crescono in modo marcato gli acquisti dai Paesi Mercosur (+62,7%) e dai Paesi Opec (+51%), con possibili effetti anche sulle materie prime agricole ed energetiche utilizzate dall’industria alimentare.
Nel primo quadrimestre dell’anno l’avanzo commerciale italiano con i Paesi extra Ue sale a 17,5 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 13,6 miliardi dello stesso periodo del 2025, grazie soprattutto alla componente non energetica.
Accanto ai dati sul commercio estero, l’Istat segnala a maggio un miglioramento del clima di fiducia dei consumatori, che passa da 90,8 a 93,4 punti. Crescono le aspettative sulla situazione economica personale e futura, un elemento osservato con attenzione anche dal retail moderno e dalla distribuzione alimentare, che nei mesi recenti hanno dovuto confrontarsi con consumi prudenti e attenzione crescente ai prezzi.
Il clima di fiducia delle imprese, invece, arretra da 95,1 a 94,1 punti, penalizzato soprattutto dal rallentamento dei servizi e delle costruzioni, mentre la manifattura resta stabile.
In controtendenza si muove il commercio al dettaglio, che registra un lieve miglioramento della fiducia, con l’indice che sale da 100,8 a 101. L’incremento è legato soprattutto a giudizi più favorevoli sulle vendite e a una riduzione delle scorte di magazzino, anche se le attese future restano più caute.
Per la grande distribuzione il clima di fiducia rimane poco sotto quota 100, mentre la distribuzione tradizionale continua a mantenersi su livelli più elevati, pur con giudizi sulle vendite ancora deboli.
Il quadro che emerge dalle rilevazioni Istat descrive dunque un’economia italiana ancora sostenuta dall’export manifatturiero e dai beni di consumo, ma alle prese con consumi interni prudenti e con una fiducia delle imprese che resta fragile. Per industria alimentare e retail, la seconda parte del 2026 si giocherà soprattutto sulla capacità di consolidare la domanda estera e intercettare una ripresa più stabile dei consumi domestici.



















