Spumanti in crescita dell’8,7%, calano le esportazioni di vino sui principali mercati mondiali

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Il settore italiano di vini, spiriti e aceti si trova a fare i conti con uno scenario internazionale sempre più complesso, segnato da tensioni commerciali, instabilità geopolitica e nuove dinamiche nei consumi. È quanto emerso dall’Assemblea Generale di Federvini, che si è svolta oggi a Roma alla presenza di rappresentanti del Governo e delle principali istituzioni economiche.

Ad aprire i lavori è stato il presidente Giacomo Ponti, che ha evidenziato come il 2025 abbia rappresentato un anno particolarmente impegnativo per le imprese del comparto, alle prese con l’incertezza legata ai dazi e alle nuove barriere commerciali. Secondo Ponti, il settore ha dimostrato una notevole capacità di adattamento, ma resta fondamentale arrivare rapidamente alla ratifica dell’accordo tra Unione Europea e Stati Uniti per garantire maggiore stabilità agli scambi.

Sul mercato interno arrivano però segnali incoraggianti. Le elaborazioni dell’Osservatorio Federvini, realizzate con Nomisma, mostrano che nel primo trimestre del 2026 le vendite nella grande distribuzione hanno mantenuto un andamento positivo. Il vino registra una lieve flessione dei volumi (-1%) ma cresce a valore del 2,2%, grazie soprattutto alla continua espansione degli spumanti, che segnano un incremento dell’8,7%. Più in difficoltà i vini fermi e frizzanti, in calo del 2,4%.

Performance positiva anche per il comparto degli spiriti, che cresce del 2,9% a volume. A trainare il mercato sono soprattutto aperitivi alcolici, bevande sodate e gin, mentre la grappa continua a registrare risultati negativi. Bene anche il settore degli aceti, con un aumento delle vendite del 2,4% a valore e dell’1% a volume, sostenuto dalla crescita dell’aceto di mele e dalla tenuta dell’Aceto Balsamico di Modena IGP.

Più complessa la situazione sui mercati internazionali. Nel primo trimestre del 2026 le importazioni dei dodici principali mercati mondiali del vino sono diminuite del 17,1% a valore. Il calo più marcato è stato registrato negli Stati Uniti (-38,9%), seguiti da Cina (-10,6%) e Canada (-10,5%). In questo contesto anche l’Italia ha subito una contrazione dell’export vinicolo, con una flessione del 13,3% a valore, comunque inferiore rispetto al calo complessivo della domanda mondiale.

Diversa la situazione per gli spiriti, che nel primo bimestre dell’anno hanno registrato una crescita delle esportazioni pari al 5,8%, sostenuta soprattutto dai mercati di Spagna e Regno Unito.

Particolarmente significativo il focus dedicato agli Stati Uniti. L’indagine realizzata da Nomisma su 1.200 consumatori americani evidenzia infatti una forte fedeltà verso i prodotti italiani. Nonostante gli aumenti di prezzo legati ai dazi, meno del 10% degli intervistati ha sostituito vini, spiriti o Aceto Balsamico di Modena IGP con prodotti alternativi. La qualità percepita continua infatti a rappresentare il principale fattore di scelta per quasi la metà dei consumatori.

Sul fronte dei consumi fuori casa, l’Osservatorio Federvini e TradeLab stimano per il 2025 un mercato da 102 miliardi di euro e 9,6 miliardi di visite. La ristorazione indipendente si conferma il principale motore del settore, con un valore di circa 55 miliardi di euro. Tuttavia il divario tra crescita del costo della vita e andamento delle retribuzioni continua a pesare sulle scelte dei consumatori, soprattutto nei locali di fascia media e bassa.

L’analisi evidenzia infine nuove tendenze tra i più giovani, con una crescente attenzione verso vini biologici, naturali e, in misura più limitata, prodotti a basso o nullo contenuto alcolico. Evoluzioni che non mettono in discussione il ruolo centrale delle categorie tradizionali, ma che indicano alle imprese la necessità di intercettare nuovi stili di consumo e linguaggi generazionali.

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