Le importazioni di merci nei principali porti container degli Stati Uniti sono destinate a raggiungere un nuovo record storico nel mese di luglio. A trainare la crescita è la corsa dei retailer e degli altri importatori a fare scorte prima dell’entrata in vigore dei possibili nuovi dazi previsti da agosto, in un contesto che continua a essere caratterizzato da forti incertezze commerciali. È quanto emerge dall’ultimo rapporto Global Port Tracker, realizzato dalla National Retail Federation (NRF) insieme a Hackett Associates.
Secondo Jonathan Gold, vicepresidente della NRF per la Supply Chain e le politiche doganali, l’anticipo della stagione di picco delle importazioni proseguirà per tutto luglio. Le aziende stanno accelerando gli approvvigionamenti per evitare che eventuali nuovi dazi facciano aumentare i costi dei prodotti destinati ai consumatori statunitensi. A incidere sul quadro anche le persistenti tensioni geopolitiche, tra cui gli effetti del conflitto in Iran sulle catene di fornitura.
La domanda resta sostenuta grazie all’avvio della stagione del back-to-school, mentre le imprese iniziano già a preparare gli assortimenti per le festività natalizie. Secondo la NRF, nonostante le difficoltà economiche, i consumatori continuano a spendere, ma il fattore prezzo rimane determinante nelle loro decisioni di acquisto.
Sul fronte commerciale, i dazi globali temporanei del 10% introdotti a febbraio attraverso la Section 122 scadranno il 24 luglio. Tuttavia, l’amministrazione Trump potrebbe introdurre già ad agosto una nuova tornata di tariffe legate alle normative sul lavoro forzato, alimentando ulteriormente la corsa alle importazioni.
Anche Ben Hackett, fondatore di Hackett Associates, evidenzia come il forte incremento dei volumi sia riconducibile soprattutto al fenomeno del frontloading, ovvero l’anticipo degli ordini prima dell’inasprimento delle misure tariffarie.
Nel mese di maggio, ultimo periodo per cui sono disponibili dati definitivi, i porti monitorati dal rapporto hanno movimentato 2,24 milioni di TEU (container equivalenti da 20 piedi), con una crescita del 14,9% rispetto allo stesso mese del 2025 e del 10,1% rispetto ad aprile.
Per giugno la stima sale a 2,33 milioni di TEU (+18,7% su base annua), portando il totale del primo semestre a 12,77 milioni di TEU, in aumento del 2% rispetto ai primi sei mesi dello scorso anno.
La previsione più significativa riguarda luglio, quando il traffico dovrebbe raggiungere 2,47 milioni di TEU, superando il precedente record mensile di 2,4 milioni registrato nel maggio 2022 durante la ripresa post-pandemia.
Dopo il picco estivo, il rapporto prevede però un rallentamento. Ad agosto i volumi dovrebbero scendere a 2,22 milioni di TEU (-4,5%), per poi attestarsi a 1,99 milioni sia a settembre (-5,7%) sia a ottobre (-3,8%). Anche novembre dovrebbe chiudersi in calo, con 1,92 milioni di TEU (-5,2%).
Secondo gli analisti, il periodo compreso tra maggio e luglio rappresenterà il momento di maggiore attività dell’intero 2026. Negli ultimi anni la tradizionale stagione di picco delle spedizioni, storicamente concentrata in autunno, si è progressivamente anticipata a causa delle tensioni nei porti, delle incertezze logistiche e delle politiche tariffarie.
Nel complesso, nel 2025 le importazioni statunitensi avevano raggiunto 25,4 milioni di TEU, in lieve flessione (-0,3%) rispetto ai 25,5 milioni del 2024. Il nuovo record previsto per luglio conferma come le strategie di approvvigionamento delle imprese siano sempre più influenzate dall’evoluzione delle politiche commerciali e dalla necessità di contenere l’impatto dei futuri aumenti dei costi.



















