Francia, la GDO difende il potere d’acquisto: prezzi ridotti del 27% grazie alle trattative

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La grande distribuzione francese rivendica il proprio ruolo di argine all’inflazione e, per la prima volta, decide di quantificarne l’impatto con dati condivisi. La Federazione del Commercio e della Distribuzione (FCD), insieme a cinque tra le principali insegne del Paese – Auchan, Carrefour, Coopérative U, E.Leclerc e Intermarché – ha presentato un’analisi che evidenzia gli effetti delle trattative commerciali con l’industria sui prezzi pagati dai consumatori.

L’iniziativa nasce in un momento di forte dibattito sul ruolo della distribuzione organizzata e punta a dimostrare come le negoziazioni condotte dai retailer abbiano limitato gli aumenti dei prezzi in un contesto caratterizzato da forti pressioni inflazionistiche e rincari delle materie prime.

Secondo lo studio, senza l’attività negoziale delle insegne, un paniere composto da 12 prodotti di largo consumo avrebbe oggi un costo di 71,49 euro. Grazie agli accordi raggiunti con i fornitori, invece, lo stesso carrello viene venduto mediamente a 52,12 euro, con un risparmio di 19,37 euro per i consumatori. In pratica, il prezzo finale risulta inferiore del 27% rispetto a quello che sarebbe stato applicato senza le trattative.

Per realizzare l’analisi, i cinque retailer hanno affidato a un soggetto indipendente dati riservati relativi alle negoziazioni commerciali. Le informazioni sono state aggregate per garantire la riservatezza e misurare l’effetto complessivo delle trattative su dodici prodotti presenti stabilmente sugli scaffali dal 2021.

I dati mostrano come le richieste iniziali di aumento formulate dall’industria siano state particolarmente elevate. Tra gli esempi più significativi figurano il caffè Carte Noire, con rincari del 159%, i biscotti Petit Écolier (+127%), i Granola (+112%), la crema spalmabile Nutella (+78%), la carta igienica Lotus (+65%) e Coca-Cola (+45%).

Nonostante queste richieste, nello stesso periodo l’incremento effettivamente registrato nei prezzi al consumo si è fermato al 25%, evidenziando, secondo la FCD, il contributo determinante della distribuzione nel contenere gli aumenti.

L’esempio di alcuni prodotti rende evidente la differenza: un barattolo di Nutella viene venduto mediamente a 6,77 euro invece dei 9,65 euro che avrebbe raggiunto senza la negoziazione, mentre il caffè Carte Noire costa 16,75 euro anziché 22 euro.

La Federazione e le insegne coinvolte sottolineano che il principale beneficiario di questo lavoro è il consumatore finale, che può contare su prezzi più contenuti nonostante le forti pressioni provenienti dall’industria alimentare e dei beni di largo consumo.

Per questo motivo la FCD chiede al legislatore francese di evitare l’introduzione di ulteriori norme restrittive che, a suo avviso, rischierebbero di indebolire la capacità negoziale della distribuzione. L’obiettivo indicato dalle insegne è ristabilire un equilibrio più sostenibile lungo l’intera filiera, salvaguardando al tempo stesso il potere d’acquisto delle famiglie.

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