Il grano europeo sale mentre i cereali statunitensi e la colza arretrano, in un mercato agricolo condizionato dall’abbondanza delle scorte, dall’andamento dei raccolti e dalle difficoltà negli scambi internazionali. È il quadro delineato dal rapporto AHDB del 5 ottobre, che evidenzia come una disponibilità globale complessivamente adeguata conviva con tensioni geopolitiche e ostacoli logistici capaci di sostenere le quotazioni.
A Parigi il contratto sul frumento da macinazione con scadenza dicembre 2026 ha chiuso la settimana a 241,50 euro per tonnellata, con un aumento di 4,75 euro. Nel Regno Unito il grano destinato all’alimentazione animale, con consegna a novembre, è salito di 0,50 sterline a 206,25 sterline per tonnellata. Andamento opposto a Chicago, dove il frumento è sceso a 250,93 dollari per tonnellata, perdendo 7,44 dollari, mentre il mais ha registrato una flessione di 12,01 dollari, portandosi a 195,96 dollari.
A pesare sui listini americani sono soprattutto le scorte di mais rilevate dal Dipartimento dell’Agricoltura statunitense, pari a 53,2 milioni di tonnellate al primo settembre, il 35% in più rispetto a un anno prima e superiori alle attese degli operatori. Il rafforzamento del dollaro e l’avanzamento della raccolta hanno contribuito alla pressione sui prezzi, nonostante una domanda internazionale generalmente sostenuta. In Europa, invece, la gara saudita per l’acquisto di 535mila tonnellate di grano ha alimentato le aspettative di un ritorno degli importatori sul mercato, favorito da quotazioni più contenute.
Restano centrali le difficoltà del commercio nel Mar Nero, dove il conflitto continua a limitare le esportazioni. Secondo il ministro dell’Agricoltura ucraino, le semine di frumento invernale destinate al raccolto 2027 potrebbero diminuire del 17% a causa degli ostacoli alle spedizioni. Sebbene a settembre le esportazioni di cereali e oli vegetali siano migliorate rispetto al mese precedente, i volumi rimangono inferiori al potenziale, con conseguenze sui ricavi agricoli e sulla futura disponibilità di prodotto.
Sul fronte dei semi oleosi, la colza a Parigi con scadenza novembre è scesa del 2,1%, chiudendo a 536,75 euro per tonnellata. I bassi livelli dei fiumi europei ostacolano i trasporti e frenano nel breve periodo la domanda degli impianti di trasformazione. Anche la soia a Chicago ha perso il 3,1%, mentre la canola canadese è arretrata dell’1,6%. StoneX ha aumentato la previsione sul raccolto statunitense di soia a 126,5 milioni di tonnellate, 2,8 milioni in più rispetto alla precedente stima. Le piogge, tuttavia, continuano a rallentare la raccolta sia negli Stati Uniti sia in Canada.
Gli oli vegetali restano esposti alle limitazioni delle esportazioni di olio di girasole dal Mar Nero e ai rischi climatici per il 2027. L’associazione indonesiana dell’olio di palma prevede una contrazione produttiva del 4% il prossimo anno. Intanto, nel Regno Unito, l’impiego di materie prime nella mangimistica è diminuito del 2% ad agosto, mentre il grano lavorato dai molini nei primi due mesi della campagna è sceso del 7,1%. I prossimi riferimenti per gli operatori saranno le stime britanniche sulla produzione agricola dell’8 ottobre e il rapporto USDA del 9 ottobre, atteso per aggiornare il quadro mondiale di domanda e offerta.



















