Istat: inflazione al 4,2% e alimentari freschi in rialzo del 5,5%. Export food in crescita del 5,4%

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L’inflazione torna a pesare sui consumi delle famiglie italiane, mentre l’industria alimentare continua a mostrare segnali positivi sui mercati internazionali. È il quadro che emerge dagli ultimi dati Istat sui prezzi al consumo di settembre e sul commercio estero di agosto 2026, che evidenziano nuove pressioni sui costi per il settore retail e la filiera agroalimentare.

A settembre l’inflazione ha raggiunto il 4,2% su base annua, in accelerazione rispetto al 3,3% di agosto, con un incremento mensile dello 0,7%. A incidere maggiormente sono stati i rincari energetici, saliti complessivamente del 22,6%, ma anche l’aumento dei prezzi alimentari, passati da una crescita dell’1% all’1,7%.

Particolarmente significativa per la distribuzione alimentare è la dinamica dei prodotti freschi e non lavorati, i cui prezzi sono aumentati del 5,5% rispetto a settembre 2025, contro il 3,8% del mese precedente. A trainare i rincari sono soprattutto ortaggi, tuberi e legumi, insieme alle banane, con un incremento dell’8,5%, mentre frutta e frutta a guscio tornano in territorio positivo (+0,5%). In controtendenza gli alimentari lavorati, che registrano una flessione dei prezzi dello 0,6% su base annua.

L’accelerazione si riflette anche sul cosiddetto carrello della spesa, che comprende alimentari e prodotti per la cura della casa e della persona, passato da +0,9% a +1,5%. Ancora più marcato l’aumento dei prezzi dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto, saliti del 5,2%, rispetto al 4,3% di agosto.

Un andamento che rischia di comprimere ulteriormente il potere d’acquisto e di condizionare le scelte dei consumatori, rafforzando l’attenzione al prezzo, alle promozioni e ai prodotti a marchio del distributore. Le pressioni inflazionistiche risultano inoltre più intense per le famiglie con minori livelli di spesa, che nel terzo trimestre hanno registrato rincari del 4,4%, contro il 2,9% delle famiglie con livelli di spesa più elevati.

Sul fronte delle imprese, un ulteriore elemento di attenzione arriva dai prezzi all’importazione, cresciuti ad agosto del 7,3% su base annua e dell’1,7% rispetto a luglio, principalmente per effetto dei rincari energetici. Una dinamica che potrebbe tradursi in nuove pressioni sui costi di produzione, trasformazione e distribuzione dei prodotti alimentari.

Segnali incoraggianti arrivano invece dal commercio internazionale. Ad agosto le esportazioni italiane sono aumentate del 9% in valore rispetto allo stesso mese del 2025, mentre il comparto dei prodotti alimentari, bevande e tabacco ha registrato una crescita del 5,4%, confermandosi tra i settori che contribuiscono positivamente all’andamento dell’export nazionale.

La crescita complessiva delle esportazioni è stata particolarmente sostenuta verso i mercati extra Ue (+16,7%), mentre nell’Unione europea l’incremento si è fermato all’1,6%. Tra i principali mercati di destinazione spiccano Svizzera (+57,1%), Stati Uniti (+31,2%) e Cina (+32,7%), variazioni riferite all’insieme delle merci esportate.

Non mancano tuttavia elementi di cautela: rispetto a luglio, l’export complessivo è diminuito dell’1,5% e l’import dell’1,6%, mentre su base annua le importazioni sono cresciute del 9,7% in valore, a fronte di una contrazione del 2,4% in volume.

Nei primi otto mesi dell’anno le esportazioni italiane sono aumentate del 5%, contro il +4,8% delle importazioni, con un avanzo commerciale di 34,7 miliardi di euro, superiore ai 32,5 miliardi dello stesso periodo del 2025.

Per il settore food e la grande distribuzione, i dati Istat delineano quindi uno scenario a due velocità: da una parte la tenuta delle esportazioni agroalimentari, dall’altra il ritorno delle tensioni sui prezzi, soprattutto dei prodotti freschi e dell’energia, che potrebbe influenzare i consumi interni e le politiche commerciali delle insegne nei prossimi mesi.

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