Una rete di supermercati pubblici per ridurre il costo della spesa e fare concorrenza a Coles e Woolworths. È la proposta del Green Institute, il centro studi dei Verdi australiani, che prevede un investimento di 25,1 miliardi di dollari australiani in cinque anni, circa 15,6 miliardi di euro. Il progetto porta al centro del confronto politico l’intervento diretto dello Stato nella distribuzione alimentare, sulla scia di iniziative come quella annunciata a New York.
Il piano, presentato dal direttore del centro studi ed ex parlamentare Max Chandler-Mather, prevede l’acquisizione forzata di 200 supermercati delle due principali catene australiane e di tre centri distributivi. A queste strutture si aggiungerebbero 424 nuovi negozi e dieci centri logistici, dando vita alla rete “Fair Go Grocers”.
I punti vendita opererebbero sostanzialmente al costo, senza l’obiettivo di generare profitti. Secondo le stime del Green Institute, questo modello consentirebbe di abbassare del 30% i prezzi dei beni essenziali e di ridurre la spesa delle famiglie di centinaia di dollari al mese. Il centro studi sostiene inoltre che, dopo il quinquennio iniziale di investimenti, la rete non comporterebbe ulteriori oneri netti per il bilancio pubblico.
L’obiettivo è raggiungere una quota di mercato del 20%, considerata dai promotori sufficiente a esercitare una pressione competitiva sulle catene private e a favorire una riduzione più ampia dei prezzi. Si tratta, tuttavia, di risultati attesi dai sostenitori del progetto, che dovrebbero essere verificati attraverso la sua eventuale attuazione.
A sostenere la proposta sono anche i risultati di un sondaggio YouGov commissionato dal Green Institute su 1.500 elettori. Il 94% degli intervistati indica i prezzi alimentari come motivo di preoccupazione, una percentuale superiore a quella registrata per carburanti, assicurazioni, sanità e abitazione, segnalati da quasi nove persone su dieci. Tre elettori su dieci riferiscono ripercussioni sulla salute mentale legate al costo del cibo, mentre quattro su dieci dichiarano una dieta meno nutriente rispetto a un anno prima oppure di avere saltato pasti o mangiato meno per contenere le spese.
Secondo l’analisi dei bilanci condotta dal centro studi, dal 2019 i risultati ante imposte delle attività di supermercato di Coles e Woolworths sono cresciuti rispettivamente del 58% e del 41%. Nello stesso periodo, prodotti essenziali come oli alimentari, uova, carne bovina e latte hanno registrato rincari del 45%. Nell’ultimo esercizio citato, Coles ha riportato un utile netto di 1,09 miliardi di dollari australiani e Woolworths di 1,14 miliardi.
Chandler-Mather attribuisce questa situazione a quello che definisce un “duopolio”. L’autorità australiana per la concorrenza ha rilevato una crescita dei profitti e scarsi incentivi a competere sui prezzi, senza però qualificare tali profitti come eccessivi né concludere che le due catene costituiscano un duopolio. Il direttore del Green Institute sostiene inoltre che le norme contro i rincari ingiustificati, entrate in vigore a luglio, non abbiano ridotto il costo della spesa.
Il leader dei Verdi David Shoebridge ha invitato a considerare la proposta come una possibile risposta al caro vita. Il confronto si inserisce nel dibattito sui poteri che consentirebbero di imporre cessioni alle grandi catene in caso di comportamenti anticoncorrenziali, sostenuti nella precedente legislatura da Verdi e Coalizione e contrastati dai laburisti.
Il modello richiamato dai promotori è quello del sindaco di New York Zohran Mamdani, che si è impegnato a realizzare cinque supermercati pubblici con prezzi dei beni essenziali inferiori del 30%. Anche la Nuova Zelanda viene citata nel più ampio dibattito sui supermercati pubblici, ma è il progetto australiano a delineare una rete nazionale di grandi dimensioni. La sua eventuale realizzazione richiederebbe di chiarire modalità delle acquisizioni, gestione e sostenibilità economica, misurando soprattutto quanto l’investimento possa tradursi in risparmi effettivi per i consumatori.



















