Snack, crescita trainata dai prezzi: Mondelēz accelera nei mercati emergenti ma frena in Europa

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Mondelēz International chiude il primo trimestre 2026 con ricavi netti in crescita dell’8,2% a 10,08 miliardi di dollari, sostenuti anche dall’effetto favorevole dei cambi, mentre la crescita organica si ferma al 3%, confermando una dinamica positiva ma meno brillante sul piano dei volumi. Il gruppo statunitense dello snacking, proprietario di marchi come Oreo, Milka, Cadbury, Toblerone, Ritz e LU, continua infatti a beneficiare della propria capacità di prezzo, con un contributo del pricing pari a 3,5 punti percentuali, ma registra un volume/mix negativo per lo 0,5%, segnale di un consumatore ancora prudente in diversi mercati.

A trainare il trimestre sono soprattutto i mercati emergenti, dove i ricavi aumentano dell’11,4% e la crescita organica raggiunge il 6,3%, grazie a un contributo positivo sia dei prezzi sia dei volumi, mentre nei mercati sviluppati l’avanzamento organico si limita allo 0,8%, con volume/mix in calo dell’1,2%. La performance più forte arriva dall’area Asia, Medio Oriente e Africa, che registra ricavi per 2,3 miliardi di dollari e una crescita organica dell’11,3%, confermandosi il principale motore della crescita nel trimestre.

L’America Latina cresce del 12,1% a 1,35 miliardi di dollari, ma l’aumento organico del 5,1% è interamente sostenuto dal pricing, che compensa un volume/mix negativo per 3 punti percentuali. L’Europa, primo mercato del gruppo per dimensioni con 3,87 miliardi di dollari di ricavi, segna un incremento reported del 9%, ma su base organica arretra dello 0,6%, appesantita da un volume/mix negativo per 3,2 punti, solo in parte compensato da prezzi in aumento del 2,6%.

Il Nord America resta sostanzialmente stabile, con ricavi a 2,56 miliardi di dollari e crescita organica dello 0,5%, in un contesto dove la pressione sui consumi continua a limitare la spinta dei volumi. Sul fronte dei margini, il quadro appare più contrastato, perché l’utile operativo reported cresce del 18,8% a 808 milioni di dollari, con margine all’8%, ma l’utile operativo adjusted scende del 14% a 1,18 miliardi.

Il margine operativo adjusted si riduce di 3,1 punti percentuali all’11,7%, risentendo dell’inflazione dei costi, del mix sfavorevole, dei maggiori investimenti pubblicitari e promozionali e dell’aumento delle spese generali. L’utile per azione diluito cresce del 41,9% a 0,44 dollari, favorito da elementi contabili legati alla valutazione dei derivati su commodity e valute, mentre l’Eps adjusted si attesta a 0,67 dollari, in calo del 14,9% a cambi costanti.

Anche la generazione di cassa evidenzia un rallentamento, con cash flow operativo a 467 milioni di dollari e free cash flow a 155 milioni, in forte riduzione rispetto agli 815 milioni registrati nel primo trimestre 2025. Nel periodo Mondelēz ha distribuito agli azionisti 644 milioni di dollari sotto forma di dividendi, mentre il debito netto sale a 19,5 miliardi di dollari, rispetto ai 19,08 miliardi di fine 2025. L’amministratore delegato Dirk Van de Put ha definito solidi i risultati del trimestre, sottolineando il contributo dei mercati emergenti, i segnali di miglioramento nei mercati sviluppati e la scelta del gruppo di continuare a investire sui brand e sulle piattaforme di crescita nonostante la volatilità macroeconomica.

Per il 2026 Mondelēz conferma la guidance, che prevede una crescita organica dei ricavi compresa tra stabilità e +2%, un aumento dell’Eps adjusted tra 0% e 5% a cambi costanti e un free cash flow atteso intorno a 3 miliardi di dollari. L’outlook resta tuttavia formulato in un contesto di incertezza superiore alla norma, segnato da tensioni geopolitiche, rischi commerciali e regolatori, possibili impatti tariffari e andamento ancora volatile dei prezzi delle commodity.

Per il settore dolciario e degli snack, il trimestre di Mondelēz fotografa una fase in cui i grandi marchi globali mantengono una significativa capacità di prezzo, ma devono confrontarsi con consumatori più selettivi, volumi sotto pressione in Europa e Nord America e margini compressi dai costi. In particolare, il dato europeo segnala una dinamica rilevante anche per la distribuzione moderna, perché la debolezza dei volumi, unita alla tenuta del pricing, può aumentare il peso di promozioni, formati convenienza e private label nelle trattative commerciali dei prossimi mesi.

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