Spirits e vino in calo negli Stati Uniti, resistono solo i cocktail ready-to-drink

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Il rallentamento dei consumi e l’aumento del costo della vita stanno cambiando le abitudini di acquisto degli americani anche nel comparto degli alcolici, con sempre più consumatori orientati verso prodotti a prezzo più basso e una riduzione delle spese considerate non essenziali. È quanto emerge dai dati del primo trimestre diffusi dalla Wine & Spirits Wholesalers of America attraverso l’analisi SipSource, che evidenzia un mercato statunitense di vini e spirits ancora in difficoltà sotto la pressione dell’inflazione, del caro carburanti e di una maggiore cautela nella spesa.

Nel dettaglio, le vendite complessive di spirits negli Stati Uniti hanno registrato un calo del 5,1% a volume e del 5,9% a valore nel trimestre. Considerando soltanto i cosiddetti “core spirits”, la flessione si attesta al 4,4% nei volumi e al 5,7% nei ricavi su base mobile annua. Ancora più marcata la contrazione del vino, che perde l’8,3% nei volumi e il 5,3% nel fatturato.

Secondo Danny Brager, analista di SipSource, il quadro riflette “una gestione più rigorosa dei portafogli prodotti, una razionalizzazione delle referenze e un comportamento dei consumatori sempre più orientato al valore”. In pratica, le famiglie americane stanno privilegiando acquisti più convenienti, riducendo la spesa per le etichette premium e per le categorie considerate meno indispensabili.

A soffrire maggiormente sono proprio i segmenti di fascia alta. Gli spirits con prezzi compresi tra 50 e 99,99 dollari hanno registrato una contrazione dell’8,8%, mentre quelli oltre i 100 dollari sono scesi del 9,3%. Un segnale importante per un mercato che negli ultimi anni aveva puntato fortemente sulla premiumizzazione come leva di crescita.

Perde slancio anche il tequila, una delle categorie simbolo del boom degli spirits negli Stati Uniti. Tequila e distillati a base di agave hanno chiuso il trimestre con un calo del 3% nei volumi e del 6,6% nei ricavi, invertendo la tendenza positiva che aveva caratterizzato il comparto fino a pochi mesi fa. Solo un anno fa, infatti, il tequila di lusso continuava ancora a crescere a valore.

Il mercato del vino continua invece a mostrare segnali di debolezza diffusa, soprattutto nelle fasce più economiche. La categoria sotto i 5 dollari, che rappresenta oltre un quinto dei volumi complessivi del vino negli Usa, ha subito un crollo del 19,1%, evidenziando come anche i prodotti entry level stiano risentendo della frenata dei consumi.

In controtendenza rispetto al quadro generale si conferma invece il segmento dei ready-to-drink, i cocktail pronti da bere, che continuano a guadagnare spazio nel mercato americano. La categoria è cresciuta del 30% a valore e rappresenta ormai il 28% dei volumi complessivi degli spirits.

Secondo Brager, i cocktail RTD restano “un punto luminoso per il settore”, anche se il mercato sta diventando sempre più competitivo con l’ingresso continuo di nuovi marchi e prodotti. Innovazione, posizionamento e capacità esecutiva diventano quindi elementi decisivi per differenziarsi in un segmento ormai affollato. I dati SipSource vengono elaborati utilizzando informazioni aggregate provenienti dai distributori e coprono oltre il 70% del mercato all’ingrosso statunitense di vino e spirits in tutti i 50 Stati americani.

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