Le quotazioni internazionali delle materie prime alimentari sono rimaste sostanzialmente stabili nel mese di maggio, ma dietro l’apparente equilibrio emergono nuove tensioni sui mercati agricoli mondiali. È quanto evidenzia la FAO, che ha pubblicato il suo ultimo Food Price Index, l’indicatore che monitora l’andamento dei prezzi globali dei principali prodotti alimentari.
L’indice si è attestato a 130,8 punti, in lieve calo dello 0,2% rispetto ad aprile, ma ancora superiore del 2,9% rispetto allo stesso periodo del 2025. A contenere l’indice complessivo è stata soprattutto la flessione degli oli vegetali, che ha compensato gli aumenti registrati nei comparti dei cereali e dello zucchero.
Secondo Boubaker Ben-Belhassen, direttore della Divisione Mercati e Commercio della FAO, i mercati agricoli mondiali stanno mostrando una buona capacità di tenuta, ma restano esposti a fattori di rischio. “L’aumento dei prezzi dei cereali evidenzia la vulnerabilità del settore agli eventi climatici, ai rincari energetici e alle tensioni sui mercati degli input agricoli”, ha spiegato.
A preoccupare è soprattutto il comparto cerealicolo. L’indice FAO dei cereali è cresciuto del 2,6% rispetto ad aprile e del 5% su base annua. I prezzi del grano sono aumentati del 3,4% nel mese e del 7,8% rispetto al 2025, sostenuti dalle prospettive di raccolti inferiori nei principali Paesi esportatori. Negli Stati Uniti, le condizioni del grano invernale risultano tra le peggiori degli ultimi decenni e i prezzi del grano Hard Red Winter sono saliti del 28% rispetto a un anno fa.
Anche il mais ha registrato un incremento dell’1,9%, spinto dalla forte domanda internazionale, dalla minore disponibilità in Brasile e Stati Uniti e dalla crescita delle quotazioni energetiche, che sostiene la produzione di etanolo. In aumento pure il riso, con un rialzo del 2,7% legato alle preoccupazioni climatiche e all’aumento dei prezzi del petrolio.
In controtendenza gli oli vegetali. L’indice FAO del settore ha perso il 4,6% su base mensile, segnando il primo arretramento del 2026. In calo soprattutto l’olio di palma, penalizzato da aspettative di una domanda globale più debole e dall’incertezza dei mercati energetici. Situazione più articolata per l’olio di soia, mentre colza e girasole hanno beneficiato di disponibilità limitate.
Nel comparto delle carni i prezzi sono rimasti quasi invariati (+0,1%). La domanda sostenuta da parte di Cina e Stati Uniti ha favorito le quotazioni della carne bovina, mentre la carne suina ha registrato un calo a causa dell’ampia offerta europea.
In lieve diminuzione anche i lattiero-caseari (-0,5%), con il burro in flessione e il latte scremato in polvere in crescita. Lo zucchero, invece, ha segnato il rialzo più consistente: +7,5% rispetto ad aprile. A sostenere i prezzi sono stati i timori per una minore produzione in Brasile, dove una quota crescente della canna da zucchero potrebbe essere destinata all’etanolo, oltre alle preoccupazioni legate agli effetti di El Niño su India e Thailandia.
Sul fronte produttivo, la FAO prevede un rallentamento del mercato cerealicolo globale. Dopo il raccolto record della stagione 2025/26, la produzione mondiale di cereali nel 2026/27 dovrebbe diminuire del 2%, attestandosi a 2,982 miliardi di tonnellate, principalmente a causa del calo della produzione di grano.
Anche il commercio mondiale dei cereali è atteso in lieve contrazione (-0,3%), mentre i consumi continueranno a crescere, seppur a ritmi più contenuti. La situazione delle scorte resta comunque relativamente rassicurante, con un rapporto tra stock e utilizzo mondiale previsto al 31,7%.
La FAO sottolinea infine che le tensioni nello Stretto di Hormuz e l’aumento dei costi energetici e dei fertilizzanti potrebbero rappresentare ulteriori elementi di pressione per il sistema agroalimentare globale nei prossimi mesi, rendendo necessarie azioni coordinate a livello internazionale per garantire stabilità ai mercati.



















